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The Specials: la spina nel fianco dell’Inghilterra tatcheriana

svg16 Maggio 2024CocciStorieBrando Ratti

Tra le band che sono riuscite a incarnare lo spirito ribelle e multiculturale degli anni ’80, ci sono sicuramente loro: i The Specials. Ma per capire appieno il loro impatto, dobbiamo immergerci nel contesto dell’epoca, quando la Gran Bretagna affrontava sfide sociali ed economiche senza precedenti


Pubblicare un singolo vincente, per un gruppo musicale, può essere sempre un’arma a doppio taglio: da una parte, è ciò che ti permette di farti conoscere e, forse, anche di farti campare grazie alla musica. Dall’altra, però, corri il rischio di venire ricordato unicamente per quei due o tre brani che sì, verranno suonati fino allo sfinimento durante le afose serate estive, ma che non permetteranno di comprendere a pieno la vera essenza del gruppo. Ridurre i The Specials solo alla cover di A Message To You, Rudy sarebbe come ridurre il film La Haine all’unica presenza di Vincent Cassel o il romanzo Trainspotting solamente alla scena del bicchiere lanciato in mezzo al pub da Begbie. Perché, se davvero vogliamo parlare della leggenda di Coventry, bisogna andare ben oltre gli accordi in levare e quella sensazionale allegria trasmessa dalla musica Ska. Quando vivi i tuoi vent’anni nella Coventry degli anni ’80, la musica è uno dei pochi modi per uscire da quel vortice distruttivo fatto di violenza, razzismo, disoccupazione e tossicodipendenza.

Coventry, 1977. Sette ragazzi iniziano a ritrovarsi in una saletta prove di provincia per dar vita a un gruppo reggae, genere che nell’Inghilterra di quegli anni andava per la maggiore. Sono Rude Boys, Mods e Skinheads. E come tanti ragazzi della loro età, sono uniti da una profonda amicizia e da una voglia di rivalsa giovanile. I The Specials hanno però un’altra grande particolarità: oltre a provenire da esperienze culturali differenti, i membri del gruppo sono sia bianchi che neri, un dettaglio molto inusuale per la società dell’epoca. È proprio grazie a questo miscellaneo culturale e musicale che, nel giro di pochi mesi, le cover di Bob Marley vengono accantonate per far spazio a un genere che unisce l’aggressività e la rabbia del punk ai ritmi danzerecci – ma non per questo meno arrabbiati – tipici della black music. Questo genere viene velocemente ribattezzato 2tone ska o, più semplicemente, ska revival: per la prima volta, la musica non rimane appannaggio di sottoculture chiuse e spesso in guerra tra di loro ma crea le basi per un’unione tra le migliaia di giovani appartenenti alla working class inglese. I The Specials riescono a cavalcare perfettamente questa nuova situazione pubblicando, nel 1979, un mese prima del celebre London Calling, quello che – a mio parere – rimane uno dei dischi più belli della musica underground contemporanea: Specials.

Oltre all’innovazione stilistica e musicale, il disco racconta perfettamente la vita nella provincia inglese profondamente segnata dal degrado sociale e dalle politiche conservatrici promosse da Margaret Tatcher. I ragazzi di Coventry non ci stanno e suonano. Suonano e raccontano di quanto faccia schifo vivere aggrappati al sussidio di disoccupazione, di quanto sia stupido odiare una persona solo in base al colore della sua pelle, delle serate passate sbronzi marci all’interno di qualche club, del ruvido cuore infranto di un diciottenne per una storia d’amore andata male e degli scontri contro il National Front, formazione di estrema destra inglese famosa, all’epoca, per le svariate aggressioni commesse ai danni di numerosi immigrati in terra inglese.

I The Specials, infatti, nonostante il successo ottenuto nel giro di un anno, non si limitano unicamente a fare musica. Durante un concerto alla Brunel University di Londra, ad esempio, sono gli stessi membri della band a cacciare dalla sala un gruppo di skinheads neonazisti accorsi alla serata per attaccare briga. Il gruppo sarà anche molto attivo nella lotta al regime di Apartheid instaurato dal governo sudafricano, organizzando concerti benefit per la liberazione di Nelson Mandela e suonando sui palchi dei concerti organizzati dal Rock Against Racism, piattaforma inglese pensata per contrastare politicamente – e fisicamente – le organizzazioni nazionaliste purtroppo molto presenti in Inghilterra durante quegli anni.

Musica e impegno politico, impegno politico e musica. I The Specials continuano la propria attività pubblicando, nel 1981, il singolo Ghost Town, una poesia musicale vera e propria in cui, su una base cupa e spettrale, viene descritta la quotidianità di un qualsiasi ragazzo o ragazza di Coventry. Oggi, l’eredità dei The Specials vive ancora, nonostante la morte di Terry Hall, voce principale del gruppo – considerato un vero e proprio “maestro” da Damon Albarn dei Blur –, morto nel 2022 per un tumore al pancreas.

Perché, alla fine, la musica può essere molto più di una semplice forma di intrattenimento. Può essere una forza per il cambiamento, una voce per i senza voce e un faro di speranza in tempi bui.

Brando Ratti

Classe 1990, nasco e cresco a Massa, patria della Farmoplant ma anche dei genitori di Piero Pelù. Dottorando, ho un certo feticismo per le sottoculture, la musica underground, i filosofi presi male, i videogiochi presi bene, i film brutti e i libri belli. Nonostante il cognome, ho paura dei topi.

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