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Mats Gustafsson’s THE END: poesia e brutalismo

svg30 Aprile 2024LiveRecensioniLuca Lops

Verso la chiusura del TJF 2024, sul palco dell’Hiroshima Mon Amour è salita la band scandinava di musica improvvisata contemporanea, che incorpora generi come il noise, l’alternative rock e il free jazz


Il pubblico, reduce dallo spettacolare concerto del New Masada Quartet di John Zorn del giorno prima, si ritrova al penultimo appuntamento del Torino Jazz Festival 2024 con l’improvvisazione spinta ai suoi limiti. Conosciuto per la sua capacità di sfidare i confini del jazz e dell’improvvisazione, il sassofonista svedese Mats Gustafsson è una figura iconica nel panorama musicale contemporaneo, e il suo spettacolo non ha deluso le aspettative.

Insieme agli altri musicisti del progetto THE END, formato dalla voce di Sofia Jernberg, Ander Hana al basso e al langeleik e Børge Fjordheim alla batteria, Gustafsson ha guidato con un’incredibile versatilità e un’abilità impeccabile l’improvvisazione collettiva – nonostante l’assenza dell’altro sassofonista, Kjetil Møster, a chiudere il cerchio –. La sezione ritmica creava un fondamento incisivo su cui Gustafsson e Jernberg costruivano continui contrappunti acuti e dissonanti: infatti, il sassofono baritono, che ha di per sé un timbro abbastanza grave, era qui portato al limite delle sue possibilità per riuscire a incrociare la voce acuta della cantante.

I testi poetici, cantati su linee melodiche in netto contrasto con i riff del resto della band, creavano un forte senso di estraniamento del pubblico, chiaramente diviso tra chi si mostrava elettrizzato dalla performance e chi, invece, sembrava non capire nulla di quel che accadeva. Ciò che ha colpito particolarmente, però, era il frequente distacco tra melodia e ritmo, tra improvvisazioni e momenti puri di noise.

Personalmente, ho apprezzato e percepito la notevole preparazione della band ascoltandone la voce che – nel cantare una melodia acuta – si allontanava totalmente dalla tonalità e dal senso tonale intrapreso dal resto della band: un performance, questa, che stupisce per la sua complessità.

«Jazz is dead… or maybe it isn’t», ha commentato Gustafsson alla fine di un’esibizione, tra i sorrisi del pubblico che finalmente, negli ultimi brani, cominciava a percepire un senso di ordine, di calma apparente. Merito delle poesie, insieme a qualche melodia scandinava suonata dal bassista al langeleik, con effetti di delay e con riverberi che davano all’insieme un senso primordiale. Questa percezione diventava, poi, quasi post-apocalittica mano mano che la parte elettronica prendeva il sopravvento, inducendo al disordine. Dopo la performance, appare chiaro il motivo per cui questa musica viene definita “poetica e brutale” dagli stessi membri della band.

Alla vigilia della Giornata Internazionale del Jazz promossa dall’Unesco, la presenza di Mats Gustafsson e i dei suoi THE END offre uno spunto per riflettere e ragionare sul jazz di oggi. Le sfumature dinamiche e le interazioni tra i membri della band hanno reso ogni momento del concerto un’esperienza unica e coinvolgente per il pubblico.

A celebrare proprio la Giornata Internazionale del Jazz, il pubblico del TJF 2024 si riunirà per l’ultima volta questa sera all’Auditorium Giovanni Agnelli di Torino, per ascoltare il quintetto di Paolo Fresu accompagnato dalla Torino Jazz Orchestra, diretta da Paolo Silvestri.

Luca Lops

Sbatto tamburi, strimpello un po’ le corde e schiaccio tasti a caso. Ho tante passioni, forse anche troppe, come sono tante le cose che faccio. Mi interessano un po’ tutti gli aspetti che riguardano la musica e grazie a Polvere ho la possibilità di approfondirli.

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