Marta Salogni è con tutta probabilità una delle figure italiane più influenti e rilevanti nella musica internazionale. Sì, certo, non è sotto i riflettori, perché lei lavora in cabina di regia dietro a un mixer, ma stiamo parlando di una ragazza di trentasei anni che ha avuto nomination ai Grammy e che ha vinto il Mercury Prize, uno dei più importanti premi musicali inglesi.
Marta ha iniziato come fonica durante la sua adolescenza in un centro sociale di Brescia – il Magazzino 47 – poi a diciannove anni, finita la scuola superiore, è partita e si è trasferita a Londra, diventando un’ingegnera del suono e produttrice, occupandosi spesso del mix e/o della produzione dei dischi. Negli anni collabora con tanti artisti importanti come Bjork per Utopia e il live Cornucopia; Depeche Mode per Memento Mori – nei crediti della canzone Speak To Me è presente anche lei; Gorillaz (The Mountain); Black Midi (Hellfire); Squid (Cowards). Tra i tanti altri lavora anche con Bon Iver, Bloc Party, Daniel Blumberg, Alessandro Cortini, Bar Italia, Chelsea Wolfe e Animal Collective.
L’ultimo disco su cui ha lavorato? Dopamine Chamber dei Fontaines D.C., uscito qualche settimana fa. Proprio così, è stata in studio con una delle band del momento, lavorando a stretto contatto con James Ford – tra i più importanti produttori di questo secolo – e, oltretutto, suonando anche in sei canzoni dell’album con le sue tape machine – registratori a nastro – che usa come veri e propri strumenti musicali modulando i suoni con loop, delay e riverberi.
Anche Phren è tra le sue ultime pubblicazioni, album scritto e suonato da lei stessa con Stefano Pilia, chitarrista che negli anni ha lavorato con Massimo Volume, Afterhours e Zu. Il disco è uscito il 2 ottobre per Maple Death Records in collaborazione con Canicola Edizioni, dato che l’LP fa da colonna sonora a un libro illustrato da Sarah Mazzetti, artista visiva di prestigio internazionale. Questo dialogo tra disegni e musica, incentrato sulla tematica dell’elaborazione del lutto, dà vita a un’opera multiforme e travolgente, le immagini ipnotizzano e la musica avvolge costringendo l’ascoltatore a rapportarsi con la sua dimensione emozionale. In Italia, Phren si potrà ascoltare dal vivo al Transmission XVIII Festival a Ravenna il 21 novembre, al Circolo Gagarin il 22 novembre, oppure alla Triennale Milano il 12 dicembre.

Marta abita a Londra dove ora ha il suo studio di registrazione – Studio Zona – e dove si impegna anche in diversi progetti sociali. Ha partecipato all’album di beneficenza uscito quest’anno, Help (2), dell’organizzazione benefica per i bambini vittime della guerra War Child, collaborando a tre canzoni – Flags con Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest; Strangers con i Black Country, New Road; Universal Soldier con i Depeche Mode. È anche una delle fondatrici di Free Young Orchestra, un ente di beneficenza che mira ad abbattere le barriere finanziare tra i bambini e la musica, organizzando workshop e lezioni gratuite in cui lei stessa porta diversi tipi di strumenti musicali, come sintetizzatori e tape machine, per far sperimentare e giocare i più piccoli, provando ad avvicinarli al mondo della musica spesso visto come inaccessibile e troppo costoso.
Nonostante i fonici siano spesso persone che evitano le luci del palcoscenico, è giusto dare loro visibilità. A Marta Salogni per i suoi lavori, per la sua importanza nei dischi che ascoltiamo continuamente, per la sua sperimentazione usando un mixer e le sue tape machine come veri e propri strumenti musicali e per il suo ruolo attivo nella società.

