Dopo le prime collaborazioni, Alessandro Scola e Luigi Lonetto, al secolo Amore Audio, decidono di lasciare i lavori d’ufficio, abbandonano Bolzano e Monaco e si dedicano alla musica definitivamente. Trascorrono alcuni mesi ad Atene tra sperimentazioni e prime registrazioni, dando vita ai loro primi brani e Gabbia, l’EP di debutto. Tornati in Italia, partono per un tour che li porta a suonare in diversi festival nazionali, condividendo il palco con nomi del calibro di okgiorgio, Whitemary e Populous, mentre lavorano a Veleno, il loro primo album.
Uscito a dicembre per Panico Dischi, il lavoro si presenta come una “grande danza” sul periodo più buio delle vite del duo: un tributo alla tossicità delle relazioni, alle delusioni e ai legami che consumano lentamente. L’album è un’esposizione senza filtri, dove il dramma – comune, popolare, quotidiano – emerge in tutta la sua potenza, come un quadro antico appeso alle pareti di un palazzo elegante.

Ed è proprio da un dipinto che prende ispirazione l’immaginario visivo del disco, la copertina richiama infatti La morte di Socrate del pittore neoclassicista Jacques-Louis David. Con un focus sulla scena in cui a Socrate viene offerto il veleno, questo simboleggia una scelta irreversibile, una consapevolezza dolorosa ma necessaria. I colori rosso e blu, identitari degli Amore Audio, invadono la scena e si riflettono nella musica, sempre in bilico tra attrazione e repulsione, amore e odio: una tensione già inscritta nel nome stesso del progetto.
Dal punto di vista sonoro, il duo fonde UK bass, fast house, future garage e pop in un sound viscerale quanto fresco. Maschere e Modo aprono il disco con groove tesi e immediati, mentre Tempo al tempo e Solo scavano nella fragilità e nella sospensione emotiva. L’ascolto non cerca scorciatoie, ma un coinvolgimento istintivo, quasi fisico.
Il cuore dell’album sta però nella capacità di rendere danzabile ciò che è profondamente pesante. Nubi e la title track Veleno incarnano questa tensione: brani che spingono al movimento pur raccontando un malessere riconoscibile, mai spettacolarizzato. Più avanti Perso e Imparare Mai riportano l’ascoltatore in territori emotivamente incerti, coerenti con un disco che rifiuta soluzioni definitive. La chiusura con + resta volutamente aperta, come una ferita che non si rimargina del tutto.
Con Veleno, gli Amore Audio si confermano un validissimo progetto della nuova scena elettronica italiana. Profondi in cuffia, danzerecci dal vivo, e viceversa. Da recuperare per iniziare al meglio i buoni propositi del nuovo anno.

