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Torino Jazz Festival 2024: un festival sempre più diffuso

svg8 Marzo 2024ShapesStorieLuca Lops

Giunto alla sua dodicesima edizione, l’evento cult del capoluogo pimontese riconferma il suo prestigio. Stefano Zenni ha presentato il programma del Torino Jazz Festival 2024: tra ospiti illustri e collaborazioni artistiche, la festa si allarga sempre di più


«Per noi non esiste un solo jazz, ma ce ne sono molti». È così che il direttore artistico Stefano Zenni apre la conferenza stampa di uno dei festival più attesi a Torino. Quest’anno, la presentazione si è tenuta in un nuovo spazio messo a disposizione dal Comune della città, la Biblioteca civica Geisser, un modo per conoscere uno dei vari luoghi del Festival.

Entrando nel vivo di questa conferenza e passando invece alle novità, Zenni può cominciare la sua carrellata di nomi, uno più illustre dell’altro, di musicisti che calcheranno i palchi torinesi. Per i concerti main ci saranno Dave Holland e Christian McBride, con i rispettivi gruppi, Gonzalo Rubalcaba e uno dei più grandi jazzisti – «anzi, direi musicisti», si corregge il direttore artistico – che mancava dalla scena torinese da troppi anni e che sarà qui con un nuovo progetto: John Zorn con il New Masada Quartet. Completano il programma anche Roscoe Mitchell, leggendario jazzista; Sakina Abdou, proveniente dalla Red Desert Orchestra di Eve Risser dell’anno precedente – ingaggiata alla fine del concerto dallo stesso Zenni –; The End featuring Mats Gustafsson dalla Norvegia; Paolo Fresu e il suo quintetto, che suonerà con la Torino Jazz Orchestra condotta da Paolo Silvestri il 30 aprile, giorno in cui si festeggia la Giornata Internazionale del Jazz promossa dall’Unesco e che sancirà chiusura del Festival, continuando la tradizione dell’anno scorso.

Alla sua dodicesima edizione, il Torino Jazz Festival 2024 si allarga ancora di più, sia per durata sia per diffusione locale. Durerà infatti ben 11 giorni, dal 20 al 30 aprile, e toccherà ben 74 location, tra concerti, rassegne, dibattiti, club, proiezioni e molto altro. La suddetta Biblioteca Geisser, per esempio, ospiterà uno degli incontri di un format molto apprezzato negli anni come momento di discussione, apprendimento e confronto: i Jazz Talks. In particolare vedrà un incontro con l’etnomusicologo Steven Feld per parlare del suo “Jazz Cosmopolita ad Accra”.

Ritroviamo ancora tra i format i Jazz Blitz, piccoli gruppi di musicisti che si muoveranno portando il jazz “a domicilio” in quei luoghi di persone che non potranno muoversi, come ospedali e case circondariali, in giro per tutta la città.

Momenti particolari della rassegna saranno il 25 aprile al Teatro Regio, per celebrare la Festa della Liberazione con Fatoumata Diawara, e il 29 aprile al Teatro Colosseo, per l’assegnazione del Premio Carlo U. Rossi, in collaborazione con l’omonima Associazione Musicale: una serata ospitata dal TJF2024 con la conduzione di Rocco Papaleo, che vedrà tante premiazioni e tanti ospiti d’eccezione, tra i quali Caparezza, Nina Zilli e Negrita.

Al vasto programma, inoltre, si aggiunge una moltitudine di altri incontri e concerti organizzati tra la direzione artistica e i gestori dei locali della città che formeranno il Jazz Cl(h)ub, come di consuetudine all’interno del festival. Alcune novità di quest’anno, invece, sono la neonata collaborazione con il festival Jazz is Dead! – «ci sono due festival con la parola jazz a Torino, era giusto che collaborassero insieme», commenta Zenni –, determinante per riuscire a portare Zorn a Torino. Poi, lo sguardo si rivolge ai giovani grazie alla collaborazione con TorinoFutura, promuovendo incontri e prezzi agevolati per gli studenti. Infine, un’attenzione particolare è rivolta alle nuove generazioni di musicisti, alcuni dei quali – studenti del Conservatorio «Giuseppe Verdi» –presenteranno i propri lavori in un incontro ad hoc.

Ci si rende conto dell’effettiva mole di eventi solamente sfogliando il programma del festival – a cui potete accedere cliccando qui –, per poi scoprire che cosa intendeva dire Stefano Zenni all’inizio della conferenza. È un festival, questo, che sta diventando sempre più diffuso, più allargato, cercando di abbracciare tutte le età e tutti gli appassionati del genere e non solo. E, del resto, ci riesce, senza sfociare in un evento esclusivamente musicale ma anche e soprattutto culturale, mantenendo saldo il filo che lega assieme tutte quelle produzioni accomunate da una medesima radice: il jazz.

 

Luca Lops

Sbatto tamburi, strimpello un po’ le corde e schiaccio tasti a caso. Ho tante passioni, forse anche troppe, come sono tante le cose che faccio. Mi interessano un po’ tutti gli aspetti che riguardano la musica e grazie a Polvere ho la possibilità di approfondirli.

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