Solidarietà ad Askatasuna, difendiamo gli spazi di libertà

La redazione di Polvere esprime solidarietà al CSOA Askatasuna, centro sociale torinese occupato dal 1996 e sgomberato pochi giorni fa. Come tutti gli altri spazi sociali in Italia, Askatasuna rappresenta un patrimonio di lotta e di cultura che tutti e tutte dovremmo difendere e conservare
21 Dicembre 2025

Lo sgombero di Askatasuna, centro sociale occupato a Torino dal 1996, segna l’ennesimo attacco da parte delle istituzioni nei confronti di tutti quegli spazi che offrono e promuovono un modello di socialità alternativa e autorganizzata. Fin dai primi giorni di occupazione, questo spazio, situato nel cuore del quartiere Vanchiglia, ha costituito una vera e propria alternativa di vita per tutta quella Torino estranea ai salotti di Piazza San Carlo o alle costose vasche pomeridiane in Via Roma. Ludoteca di quartiere, palestra popolare, sportello antisfratto, dopolavoro e centinaia di concerti a prezzi popolari: sono solo alcune delle cose che, in quasi trent’anni di instancabile attività, i ragazzi e le ragazze di Askatasuna hanno saputo creare dal basso, mai per guadagno personale ma, al contrario, per il bene di una comunità che ha continuato, continua e continuerà a resistere.

Perché Askatasuna non è soltanto uno spazio fisico. Perché parallelamente a tutta quella bellissima socialità che per anni ha caratterizzato le nottate della Torino underground, c’è un’intensa attività politica che ha saputo sempre porsi al servizio degli sfruttati e di tutti coloro abbandonati in mezzo al nulla da uno stato sempre meno presente.

A nessunə dovrebbe piacere la violenza. E, sicuramente, nel modello di mondo proposto da Aska, un mondo basato sulla solidarietà e sull’uguaglianza, questa non esisterebbe. Ma quando ci si trova a vivere le vere violenze quotidiane come il lavorare 10 ore al giorno senza contratto, come l’essere sfrattati dalla propria casa a manganellate perché impossibilitati a pagare un mese di affitto, come il vedere la propria terra sventrata in nome dell’alta velocità o come il continuare a collaborare e a firmare accordi con chi commette un genocidio da quasi quarant’anni, allora, forse, quella violenza che tanto spaventa giornali e parlamento, è un piccolo atto di resistenza legittima ad una società che ci vorrebbe sempre di più incatenati al posto di lavoro o, ancora peggio, in una trincea sul fronte orientale.

Questo ha rappresentato il C.S.O.A. Askatasuna. Un contesto in cui crescere e coltivare quella Torino sana, ribelle e solidale che è stata un’arteria fondamentale di una metropoli sempre più vittima della gentrificazione e del consumismo. Un contesto con cui Polvere ha più volte collaborato in maniera attiva per portare alla luce temi fondamentali come la lotta all’Alta Velocità o le questioni di genere.

Sequestrare uno spazio chiamando centinaia di poliziotti all’alba è un’operazione relativamente facile. Sciogliere una comunità resistente che è indubbiamente parte del tessuto cittadino e che ha l’autorità per rappresentare la città di Torino meglio di qualsiasi grigio e anonimo sindaco è praticamente impossibile. E lo è ancora di più se questa comunità si chiama Askatasuna.

Aska siempre.

foto in collaborazione con Andrea Mastrangelo