Ci siamo definitivamente rotti il cazzo dell’itpop? La domanda è molto forte, ma tutto sommato legittima, soprattutto vista la proliferazione di personaggi “creati” a tavolino, che sembrano usciti da una catena di montaggio o ansiosi di stupire a tutti i costi e in pochissimo tempo. Viste le premesse, a questa domanda esistenziale verrebbe da rispondere in modo perentorio: l’itpop è morto!
Eppure, in una scena musicale che sembra aver esaurito la sua vena creativa migliore, riescono ancora a emergere dall’anonimato autori in grado di dire davvero qualcosa e di tracciare un solco tra la monotonia e gli effetti speciali. È questo il caso di Faccianuvola e Tutti Fenomeni, in scena ieri sul palco del Flowers Festival di Collegno: i live dei due enfant prodige dell’indie pop di casa nostra non hanno tradito le attese, pur confermando punti di forza e contraddizioni di un genere che sa rinascere dalle proprie ceneri grazie a dolcezza, irriverenza e una discreta dose di incoscienza.
Faccianuvola e Tutti Fenomeni sono due facce della stessa medaglia – almeno d’argento, sicuramente di bronzo, dai – perché, pur essendo entrambi ancora giovanissimi – rispettivamente 24 e 28 anni –, sono bravi a rielaborare in modo personale gli stilemi dell’itpop attraverso testi particolari, musiche accattivanti e attitudini divergenti dalla massa. Distanti ma vicini, diversi ma simili, al Flowers – con i dovuti distinguo, che approfondiremo – entrambi si sono rivelati al pubblico senza filtri, lasciando spazio alle note più che agli slogan, e senza risparmiarsi grazie a due set di quasi un’ora e mezza ciascuno.
Ad aprire le danze è stato Faccianuvola: il cantautore, musicista e producer lombardo si è presentato sul palco poco dopo le 21:00 da solo, circondato da synth, tastiere e altre diavolerie elettroniche, riempiendo il cielo sopra Collegno di note capaci di toccare sia le corde della tenerezza che quelle della sensualità. Con quella faccia un po’ così, qual sorrisetto poco convinto, i capelli arruffati, quei testi che parlano d’amore contemporaneo ma con animo barocco, quelle dita che si muovono velocissime sui tasti bianchi e neri.
Intorno a lui si è creato un numeroso gruppo di giovani adepte e adepti pronti a immergersi nei trent’anni cantando a squarciagola i suoi pezzi, emozionandosi durante i momenti più intensi voce e piano – come l’inedito “senza titolo” suonato ieri in anteprima – e lasciandosi andare in danze impazzite durante i pezzi più frenetici, scanditi dai virtuosismi di synth e keytar, dagli effetti vocali e dalle ritmiche techno. Tra Portami a ballare in primavera e Cuccurucucù che si trasforma in Seibelləseibellə senza soluzione di continuità, al confine tra Franco Battiato, Pop X e Bee Hive, Faccianuvola è stato in grado di accontentare sia i nostalgici degli anni degli anni ottanta che i nuovi romantici (semi-cit.).
Ingresso teatrale, circa due ore più tardi, per Tutti Fenomeni, che ha aperto il proprio concerto con La felicità del cane in versione “monologo parlato”, memore delle sue ultime esperienze attoriali e perfettamente a suo agio nei panni del mattatore. L’inizio, tuttavia, è stato un po’ in sordina, tra un suono che non è riuscito a esprimersi subito in modo prorompente e pulito – nonostante una nutrita band di quattro elementi – e a qualche incertezza vocale dovuta probabilmente all’ampiezza della location e alla sua recente trasformazione da menestrello indie-electro-rap in cantautore fatto e finito compiuta con l’ultimo album Lunedì, sotto l’ala protettiva di Giorgio Poi.
Nonostante questo, in ogni caso, a emergere con forza è stata l’infinita e intelligente – a tratti furba, ma il personaggio lo richiede aggiungiamo noi – sfrontatezza dei suoi pezzi, adeguatamente accompagnata dalla solita faccia da schiaffi di Giorgio Quarzo Guarascio, sempre più convincente nella versione old style di Diabolik, Qualcuno che si esplode e Valori aggiunti – Niccolò Contessa batte Poi, almeno per ora – rispetto a quella del nuovo corso segnata da La ragazza di Vittorio, Vanagloria e Piazzale degli eroi. A suggellare l’esibizione di Tutti Fenomeni ci ha pensato il delirio electro-punk di Cantanti («non sopporto i cantanti» come mantra esistenziale) alternato – anche e soprattutto – all’inciso de La donna cannone di Francesco De Gregori – giusto per entrare a gamba tesa sulle recenti polemiche –.
Tirando le somme, possiamo affermare con discreta convinzione quanto Faccianuvola si sia dimostrato più adatto e pronto ai contesti da festival estivo, contraddistinti da spazi ampi e pubblici numerosi; le code al banchetto del merchandising e la massa sottopalco sono lì a dimostrarlo. Per Tutti Fenomeni, restiamo convinti che la dimensione da club sia ancora la migliore per esprimere tutto il proprio potenziale, nonostante il netto miglioramento delle performance vocali, ma le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare. In ogni caso, al Flowers Festival entrambi si sono confermati tra le realtà più mature e interessanti del panorama indie nazionale. Per tutte queste ragioni, alla provocatoria domanda iniziale rispondiamo così: forse ci siamo davvero rotti il cazzo dell’itpop, ma con due così l’itpop è vivo e vegeto.

































