Il lavoro che l’organizzazione TUM è riuscita a costruire a Torino nel corso degli anni rappresenta un percorso peculiare, difficilmente replicabile nel panorama nazionale. Il capoluogo piemontese manifesta infatti un’inclinazione strutturale alla sperimentazione, integrando l’avanguardia all’interno del proprio patrimonio culturale urbano. In questo contesto, l’operato di Alessandro Gambo (direttore artistico di TUM) e del suo team si distingue per coerenza e rigore: scelte distanti dalle dinamiche commerciali e da definizioni di comodo, volte alla tutela della ricerca sonora (come dimostrato dall’esperienza di Jazz is Dead!).
Il passaggio successivo consisteva nell’interagire con gli spazi monumentali della città, ridefinendone la percezione attraverso la musica contemporanea. Da questa urgenza nasce Sulle Note della Bellezza, progetto che vede la collaborazione tra TUM e la Reggia di Venaria, istituzione che negli ultimi anni ha dimostrato apertura verso i linguaggi del presente. Le architetture della Galleria Grande – scandite dalle ampie vetrate che separano i giardini dal piazzale e caratterizzate dal celebre pavimento a scacchiera – sono così diventate la cornice della programmazione curata dall’organizzazione.
Rimane da verificare se Sulle Note della Bellezza si strutturerà come un appuntamento continuativo o se resterà un episodio isolato; tuttavia, l’evento di sabato 3 ottobre ha costituito un momento di significativo interesse. A riempire di suono la galleria – di fronte a una platea che ha saturato la capienza disponibile – è stata una figura storica della musica di ricerca italiana: Lino Capra Vaccina, percussionista e polistrumentista già collaboratore, tra gli altri, di Franco Battiato. Ad affiancarlo, nelle esplorazioni vocali che hanno segnato la prima esecuzione assoluta del loro progetto comune, la musicista polacca Antonina Nowacka.
L’esibizione si è articolata sull’esplorazione dei contrasti, restituiti anche sul piano visivo: l’illuminazione, ridotta a un singolo punto luce fioco focalizzato sugli artisti, entrava in tensione con la dominanza del bianco che caratterizza sia l’architettura della galleria sia i costumi di scena. La luminosità ambientale, teoricamente assoluta, veniva così parzialmente negata dalla penombra, richiamando per contrasto la dimensione dell’assorbimento cromatico. Riflessi caldi e ombre hanno costituito la matrice visiva della performance, trovando un corrispettivo formale nella struttura della partitura.
I brani presentati da Capra Vaccina e Nowacka si sono configurati come strutture essenziali e rarefatte, in cui il frammentario ordito timbrico di tastiere e percussioni si è innestato sulle campiture vocali estese ma effimere della cantautrice. L’interazione non si è risolta nella sovrapposizione di ruoli (solista e accompagnamento), bensì in una gestione dello spazio acustico fondata sulla risonanza e sul vuoto. La voce di Nowacka, priva di intenti virtuostici o drammatici, ha agito da elemento plastico, conformandosi alla risonanza naturale della volta e dilatando la percezione temporale dell’ascolto.
Parallelamente, il minimalismo percussivo di Capra Vaccina ha evitato qualsiasi impulso ritmico guida, lavorando per sottrazione e lasciando che fosse il riverbero dell’architettura barocca a completare il timbro degli strumenti. In questo modo, l’evento ha trasformato la Galleria Grande da semplice contenitore scenografico a cassa d’armonica attiva, ridefinendo il rapporto tra la monumentalità dello spazio storico e la natura effimera del suono contemporaneo.
Sulle Note della Bellezza si è rivelato quindi un esperimento riuscito, con un pubblico particolarmente contento dell’esibizione e della volontà di un’istituzione così simbolica di abbracciare ancora una volta le sperimentazioni. Per ora buona la prima: sperando che prossimamente si possa ancora sperimentare questo dialogo tra luce e ombre, tra bianco e nero come il pavimento della Galleria.













