La collaborazione con il cantautore Tim Bernardes e i riverberi della Dittatura Militare Brasiliana sono due elementi che accomunano la musica dei bielorussi СОЮЗ/Soyuz a quella di Liana Flores, musicista inglese da madre brasiliana. Entrambi i progetti si rifanno alla Música Popular Brasileira (MPB), un movimento nato durante il periodo dittatoriale, che avrebbe un legame indissolubile con l’eredità del suo contesto storico. Ma quanto è ancora forte quel legame?
La MPB nacque a metà anni ’60 come prodotto culturale della classe media di sinistra, legata ai sindacati universitari e ai processi di autocritica di artisti appartenenti alla bossa nova, come Vinicius de Moraes e Carlos Lyra. Secondo lo storico Marcos Napolitano rappresentò lo spostamento del ruolo politico e sociale della canzone «verso il popolo», anziché un genere musicale definito dai suoi elementi estetici e sonori. Venne travolta dalla Tropicália nel 1968, con l’arrivo della controcultura in Brasile, creando una scissione nella musica brasiliana per cui gli anni ’70 sarebbero stati denominati post-tropicalisti.
In risposta alle varie sfaccettature del 1968 brasiliano, il regime militare, avviato quattro anni prima, si indurì ancora: venne promulgato l’Atto Istituzionale n°5 (AI-5), che portava nella sospensione dei diritti civili. In quegli “anni di piombo”, il ruolo critica e resistenziale della MPB si intensificò, prendendo però delle forme velate. La musica permetteva, sempre all’interno della classe media opposta al regime, di creare una rete silenziosa e di educarsi verso la resistenza, sapendo di non essere soli. Durante la lenta apertura del regime militare – dalla revocazione del AI-5 nel 1975 alla fine del regime nel 1985 – il dissenso divenne un prodotto. Quella tacita resistenza simbolica guadagnò ampio successo commerciale e si affermò come la colonna sonora del momento storico e politico. La canzone dell’apertura era più esplicita e si scontrava con l’ambivalenza di una libertà quasi arrivata, ma ancora inaccessibile. Entrambe le fasi furono canonizzate culturalmente e durante la ridemocratizzazione vennero utilizzate per fabbricare una memoria di lotta generalizzata, narrando che tutti fossero sempre stati contro i militari, che nessuno avesse colto i benefici del boom economico, che quella fetta benestante che in maniera predominante produceva e ascoltava la MPB non fosse mai stata connivente.
Inoltre, ignorando la sua natura critica, la MPB fu abbinata alla bossa nova per continuare a vendere all’estero l’idea di un Brasile meraviglioso. Il canone musicale brasiliano è di facile consumo, a livello sonoro: rappresenta la possibilità di una fantasia esotica senza in alcun momento allontanarsi dalle proprie fondamenta occidentali. Senza sminuire la sua qualità tecnica ed estetica, è importante notare che questo esotismo comodo sta alla base della musica brasiliana come strumento di soft power.

Alcuni lo definirebbero un fenomeno di un altro secolo; non è chiaro se si possa parlare sempre di soft power brasiliano tramite la musica. Però la bossa nova e la MPB classica continuano ad affascinare e ogni tanto vengono riscoperte nei contesti più diversi come un prodotto cult ancora collegato a quel vecchio immaginario esotico. Negli ultimi anni, riletture contemporanee ne sciolgono la territorialità e il legame diretto col periodo dittatoriale. Anziché uno svuotamento, gruppi e artisti come СОЮЗ/Soyuz e Liana Flores attuano con cura una ricontestualizzazione dei vari elementi estetici presenti nella MPB e una sua fusione con generi e tematiche diversi.
Al contempo, nella nova MPB, l’attuale generazione prosegue in Brasile con la sua metodologia della miscela, essenziale per la formazione della musica locale. Ne vengono fuori prodotti variegati, tra cui lavori ricchi in nostalgia e potenza emotiva, come quello di Tim Bernardes. Ben stabilito in patria, Bernardes sembra avviare una fase di internazionalizzazione della propria carriera. Si nota la sua presenza affianco agli artisti internazionali che bevono dalla sua stessa fonte: in Flower of the soul(2024), album di esordio di Liana Flores, appare nel brano Butterflies; mentre in Krok (2025), il più recente progetto dei СОЮЗ/Soyuz, si fa sentire in Língua do mundo.
La presenza della bossa nova e della MPB nella vita di Flores parte da casa, con i dischi di sua madre. Questo approccio intimista segna il suo lavoro, che mescola con delicatezza il folk inglese e quella musica brasiliana, passando da Nick Drake e Vashti Bunyan a Caetano Veloso, Gal Costa e João Gilberto senza impedimenti. Sembrerebbe un’esplorazione delle proprie radici e appartenenze, segnate dall’ambivalenza della multiculturalità.
È anche emblematica la scelta fatta dai СОЮЗ/Soyuz, nella creazione Krok, di passare dal russo al bielorusso nelle loro composizioni. Il gruppo è formato originalmente da Alex Chumak e Mikita Arlou, rifugiati in Polonia dal 2022, dove si sono aggiunti al progetto Albert Karch e Igor Wiśniewski. Nel gruppo si riconosce l’interesse al contempo ampio e minuzioso da entusiasti, esplorando in profondità la MPB e reinterpretandola nel suo contesto politico, culturale e geografico. L’esperienza del Clube da Esquina, con Milton Nascimento e Lô Borges come principali riferimenti, insieme alla musica dimenticata di Arthur Verocai sono le loro influenze più chiare e immediate. In СОЮЗ/Soyuz, la risonanza emotiva della repressione sembra rimanere viva, sotto nuove forme. Krok e Force of the Wind sono veri e propri dischi d’esilio, che si connettono attraverso il tempo con le esperienze brasiliane all’origine della MPB.

