Il caso Macklemore-Sheeran: una prospettiva psicosociale

In un articolo pubblicato pochi giorni fa su queste pagine è stata fornita una dettagliata fotografia dei fatti recentemente accaduti riguardanti l'esclusione di Macklemore dal Loop Tour di Ed Sheeran e del successivo boicottaggio in massa di band e artisti coinvolti nel tour. Qui facciamo un affondo su come questi fatti siano lo specchio di movimenti psicologici e sociali che sono il risultato di una società individualista e capitalistica. La questione Macklemore-Sheeran mette in luce le differenze tra società collettivista e società individualista e quanto ancora oggi, a fronte di tragedie di impatto mondiale, ci sia bisogno di una collettività disposta a resistere contro i potenti
21 Settembre 2026

L’esclusione di Macklemore dal Loop Tour di Ed Sheeran sta avendo una risonanza mediatica estrema, accentuata dal boicottaggio della band e del resto degli artisti che avrebbero dovuto aprire i concerti del cantautore inglese. I fatti ormai li conosciamo, come è stato scritto nel nostro articolo precedente Robert Kraft ha chiesto l’esclusione di Macklemore dal Loop Tour dopo la sua esibizione al MetLife Stadium, sfruttata come occasione per parlare del genocidio che il governo di Israele continua a perpetrare nei confronti del popolo palestinese. Dopo le dichiarazioni di Macklemore anche Sheeran si è esposto, e le dinamiche tra i due hanno messo in luce una serie di meccanismi che vengono studiati da anni nella psicologia sociale.

Partiamo dai movimenti di Macklemore che rappresentano molto bene il concetto di società collettivista vs società individualista. In una prospettiva gestaltica l’individuo non può essere separato dal suo ambiente, perché ne ha bisogno per sopravvivere, come gli organismi viventi hanno bisogno di elementi che provengono dall’ambiente per restare in vita (l’ossigeno, l’acqua, il cibo e così via). In questa prospettiva l’essere umano non è davvero né autonomo né indipendente, perché esiste ed emerge sempre in interazione dinamica con il proprio contesto. Tutto ciò è in aperto contrasto con il concetto di capitalismo che, affondando le proprie radici nel mito del self-made man americano, ha trasformato la civiltà occidentale da collettivista a individualista.

In una società individualista il confine di contatto con l’ambiente è rigido e l’individuo fatica ad affidarsi o a dipendere dall’altro. Potremmo dire che in questo contesto la persona si sente completamente indipendente ed egoriferita, preoccupata ad agire per i soli tornaconti personali, nell’illusione che se una cosa non la tocca in prima persona allora non esiste o non vale la pena occuparsene.

In una società collettivista, invece, il confine di contatto con l’ambiente è permeabile e condiviso, la persona non si riconosce come entità singola ma come parte integrante di una totalità, che sia essa la famiglia o la comunità di riferimento. In questo tipo di società non si agisce per il proprio tornaconto personale ma per il benessere del gruppo-comunità, andando oltre agli obiettivi individuali e agendo sempre e solo per il bene comune, anche quando esso non porta a vantaggi personali.

Quello che ha fatto Macklemore – in seguito tutti gli altri artisti coinvolti – è stato un movimento in netto contrasto con la società odierna, ha messo a repentaglio la sua carriera per un qualcosa di più grande: il benessere della comunità. Sfruttare uno stadio gremito di persone per parlare del genocidio palestinese e condannare il governo israeliano è un modo per fare qualcosa laddove i politici non arrivano – perché non vogliono arrivarci –, nonostante questo voglia dire rischiare. Macklemore e gli artisti del tour hanno preso posizione affidandosi l’un l’altro e appoggiandosi alla forza del gruppo, che è proprio ciò che avviene nelle società collettiviste.

Dall’altro lato i movimenti di Ed Sheeran sono tipici della società odierna, individuali ed egoriferiti. Perché, si sa, esporsi comporta una serie di conseguenze, e nell’industria musicale può portare a far saltare concerti, contratti, soldi, un’intera carriera. Ed è qui che la persona sceglie se abbracciare la collettività e fidarsi del processo o, al contrario, salvare se stessa nella machiavellica formula del fine che giustifica i mezzi. La cosa molto interessante però non è la posizione di Sheeran che, da un certo punto di vista, è anche prevedibile data la società in cui viviamo, ma è un’altra. Ed Sheeran dichiara così sulla sua pagina Instagram:

Macklemore coming off tour was the promoter’s decision, it was not mine. Macklemore’s contract for the tour was with the promoter, not me.

Sheeran ha usato la maschera dell’impotenza per nascondere un altro meccanismo ben noto al mondo della psicologia sociale: l’obbedienza all’autorità studiata dallo psicologo sociale Stanley Milgram. Il concetto è stato studiato prendendo ispirazione dal processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann, il quale si difese in tribunale sostenendo che lui «aveva soltanto eseguito gli ordini» durante l’Olocausto. Questo concetto è stato studiato attraverso il celebre Esperimento di Milgram del 1961, in cui per dimostrare il fenomeno Milgram creò una situazione in cui delle persone comuni venivano spinte da uno scienziato – complice dell’esperimento – a somministrare scosse elettriche ad altri partecipanti. Le scosse ovviamente erano finte, ma i partecipanti che le somministravano non lo sapevano e i risultati furono decisamente preoccupanti: il 65% delle persone coinvolte accettò di infliggere scariche da 450 volt, potenzialmente letali per un essere umano, solo perché l’autorità aveva detto loro di continuare.

L’obbedienza all’autorità è una condizione per cui la persona smette di considerarsi libera di scegliere e si deresponsabilizza totalmente per le sue azioni (o non azioni) identificandosi così come un semplice strumento per eseguire gli ordini di un’autorità di status superiore. In questo fenomeno l’essere umano perde completamente la propria bussola morale e responsabilizza l’autorità per evitare di entrare in contatto con sentimenti spiacevoli come la colpa.

Le caratteristiche di questo fenomeno che ritroviamo nella dichiarazione di Ed Sheeran sono essenzialmente due: la sua sensazione di non essere libero e lo spostamento di responsabilità per evitare il senso di colpa. Gli studi sull’obbedienza all’autorità trovano origine in fatti e agiti disumani, ma quei sentimenti di impotenza e passività li possiamo trovare ovunque non si prenda una posizione netta, così come lo abbiamo trovato in Sheeran.

Sabato 19 settembre l’artista si è esibito a Philadelphia, negli Stati Uniti, per la prima volta dopo l’esclusione di Macklemore e ha scelto di parlare dei fatti accaduti. Sheeran si è scusato per tutto quello che è successo, specificando che ha dovuto compiere delle scelte difficili e di aver commesso degli errori. Ha parlato del 7 Ottobre e di come quello che sta succedendo a Gaza sia una catastrofe ingiustificabile, sottolineando nuovamente che lui non vuole essere un artista-attivista, ma che questa situazione l’ha messo in mezzo a un dibattito politico molto importante, sia dal punto di vista della libertà di espressione, sia per una questione politica che lui definisce «la più complessa del pianeta». Ha espresso la sua gratitudine ma anche la paura nei confronti delle persone che hanno deciso di continuare il tour con lui, poiché si attireranno l’odio che è stato manifestato nei suoi confronti, così come ha esplicitato la paura che qualcuno possa aggredirlo durante i live lanciando oggetti o altro. Sheeran ha concluso ribadendo che procederà col suo tour e che si sente molto preoccupato dal fatto che, sempre più spesso, i proprietari dei palazzetti che ospitano i concerti possono approvare preventivamente cantanti o contenuti, una cosa che per lui non dovrebbe succedere.

Ci sarebbe molto altro su cui discutere, come la scelta di Sheeran di parlare di conflitto e non di genocidio, o il suo dichiarato rifiuto di parlare di politica mentre con la guerra in Ucraina si era esposto pubblicamente finanziando aiuti umanitari. Tuttavia quella sopra citata è già un’ampia fotografia di come questa vicenda non faccia altro che metterci davanti al fatto che c’è sempre una scelta, e che, anche quando ci ritroviamo impotenti davanti agli eventi, c’è una cosa che possiamo sempre controllare: la nostra reazione agli eventi stessi.

Free Palestine.