La città vuota ad agosto: cinque album per affrontarla

Ad agosto il tempo sembra fermarsi, specialmente nei grandi centri urbani svuotati dei suoi abitanti e sempre più bollenti perché colpiti dall’ennesima ondata di calore infernale. Nel domandarsi come sopravvivere in un contesto così soffocante, quando non si ha modo di muoversi in qualche località marittima e ci si ritrova chiusi col ventilatore nei propri appartamenti, la musica resta un antidoto. Ecco dunque cinque album per accompagnare queste giornate afose e dare un senso alla solitudine che si respira in questo periodo dell’anno così decadente
9 Agosto 2026

Anche se sembra scontato associare il mese di agosto al mare, alle vacanze e più in generale alle scampagnate fuoriporta, c’è un’immagine impressa negli occhi e nella memoria di chi spesso può permettersi poco o nulla di tutto questo: la grande città, normalmente affollata e inquinata dallo smog e il rumore acustico causato da urla e clacson, che d’improvviso si svuota e resta abbandonata a sé stessa, come in un film post-apocalittico. Col caos che sembra evaporato, qui le ore dell’estate si fanno ancora più dilatate e le giornate sempre più sospese.

È un altro concetto di vita lenta, decisamente meno social-friendly. Si resta rintanati nel proprio appartamento, in canottiera, scalzi, col ventilatore sparato addosso e una bottiglia d’acqua di frigo sul collo, a guardare attraverso le serrande di una finestra che dà sulla strada il suo asfalto bollente. Qui, nelle città ad agosto, la spiaggia è un balcone e il mare una bacinella piena d’acqua in cui tenere a mollo i piedi per qualche minuto, prima che gli incessanti e costanti quaranta gradi rendano invano anche questo tentativo di rinfrescarsi un po’. E intanto cresce la rassegnazione verso il destino di un mondo che pare sempre più vicino alla catastrofe, tra guerre, genocidi e cambiamenti climatici i cui effetti sembrano non allarmare mai abbastanza.   

Ogni scenario ha bisogno della sua colonna sonora per rispecchiare umori e stati d’animo. E dato che le pale del ventilatore a una certa finiscono per imbambolare, e non c’è bisogno di ulteriori incentivi all’angoscia con la TV accesa che annuncia l’ennesima tragedia, ecco che a venire in soccorso è la musica, come al solito.

Non si tratta di puro e semplice escapismo. Non serve che una canzone sacrifichi profondità e spessore artistico per poter coccolare l’animo di chi la ascolta. Motivo per cui gli album scelti sono tutto tranne che un mero tentativo di dissociarsi dalla realtà. Al contrario, sono un modo per immergersi nella realtà stessa – quella dell’agosto urbano, fatta di attese, assopimenti e vuoti prolungati – e dare un senso maggiore alle giornate del mese di una stagione che sembra non passare mai, e che col giusto sound e la giusta atmosfera forse può essere affrontato con uno spirito diverso. Più sereno? Più disincantato? Più apocalittico? A ognuno il proprio modo di vivere un giorno di agosto, dalla mattina alla sera, in compagnia di questi cinque album.

1. Moon Safari – Air

Aperte le finestre, il sole è già luminoso. Dopo esserci alzati non proprio alle sette, ma neanche a mezzogiorno, a provare a risvegliare i sensi è il capolavoro del duo elettronico francese. Il caldo infernale non si è ancora impossessato di noi, e allora è giusto goderci sulla pelle la poca aria giornaliera concessa e respirare a pieni polmoni. In un agglomerato calcolato di vocoder e synth – a volte morbidi, a volte spigolosi –, con influenze che spaziano dal trip hop alla space music, passando per le atmosfere new age di Vangelis al downtempo, il sapore nostalgico di Moon Safari (1998) rappresenta l’immobilità della città che si fa attraente, quasi seducente. È musica che si muove a una velocità che non ha nulla a che vedere con quella che si percepisce di solito in un grande spazio urbano, tutt’altro. È il suono di un ecosistema leggero, che sorge e accarezza un luogo che per un mese all’anno ha il privilegio di restare da solo con sé stesso.

2. Summer Sun – Yo La Tengo

Quando i gradi iniziano ad aumentare non bisogna farsi prendere dal panico. È necessario invece mantenere l’equilibrio, i piedi nudi sul pavimento freddo e continuare a rallentare, lasciando che sia l’introspezione a governare. Il titolo potrà ingannare, ma il sole estivo dei Yo La Tengo è un sole calmo e profondamente sensuale. Summer Sun (2003) è un album che accompagna nelle ore più ferme della giornata, con le sue chitarre che sembrano sciogliersi e quel sottile senso di noia che si trasforma in un’inedita forma di libertà. Perché la noia e la lentezza hanno una dignità che il più delle volte non viene considerata. L’indie rock della band di Hoboken è qui per ricordarcela, sperando di poterci sfiorare e proteggere da queste ondate di calore apparentemente eterne.

3. Heaven or Las Vegas – Cocteau Twins

Le atmosfere eteree dell’album più famoso del trio dream pop britannico si sposano perfettamente con l’estate nelle sue ore più incandescenti, in cui il cielo è più bianco che azzurro e sembra farsi quasi perdere la propria consistenza. È un cielo che manda in tilt il cervello, e le temperature elevate deformano l’aria che passa attraverso le strade vuote. Giunti all’abbiocco post pranzo, ci sembra davvero irreale il vuoto che si respira in città. Heaven or Las Vegas (1990) è proprio questo: una serie di opposti che si scontrano, il trascendentale e il concreto, l’irreale e il reale, il paradiso e la città artificiale soffocata dal caldo cocente. La voce quasi incorporea di Elizabeth Fraser e le chitarre luminose di Robin Guthrie contribuiscono alla creazione di un clima sonoro psichedelico e trasformano la città vuota in una specie di stato mentale pronto a fluttuare in un’altra dimensione. Perché a volte scollegarsi un attimo dalla realtà, quando questa diventa insopportabile, è necessario.

4. Spirit of Eden – Talk Talk

Dividendo in due la carriera dei Talk Talk potremmo dire che la prima metà è esattamente ciò che ci si immagina nell’estate più da cartolina, tra hit radiofoniche che strabordano di synth e vibrazioni new romantic, mentre la seconda metà è l’esatto opposto. I silenzi prolungati e le conseguenti aperture sonore di stampo jazz e ambient di Spirit of Eden (1988), album avanguardistico e anticipatore del post rock, sono la colonna sonora perfetta per contemplare la giornata che gradualmente inizia a spegnersi, anche se, ad eccezione del sole, non sembra essersi mai davvero accesa. Questa era la lentezza che il frontman Mark Hollis – che non amava il palco e riflettori – avrebbe ricercato fino a sparire completamente dalle scene nel 1998. Ascoltando l’album forse riusciremo a sentirci un po’ come lui, fuori dal mondo, realmente a contatto con la nostra solitudine e per questo capaci di conviverci, mentre fuori dalla finestra il sole inizia a calare.

5. So Tonight That I Might See – Mazzy Star

Il sole è tramontato, ma il caldo persiste, anche se non è più soffocante come prima. Ora possiamo aprire le finestre, e da lontano riusciamo a percepire la voce morbida ed evanescente di Hope Sandoval, che insieme fugge e avvolge; è una presenza che vuole farsi sentire senza tuttavia disturbare. Nel frattempo, trame sonore sognanti contribuiscono alla creazione di un viaggio notturno e malinconico. So Tonight That I Might See (1993) è musica estremamente intima, che vibra nei lampioni ora accesi – surrogati del sole – fino a risuonare nel cuore. È come se l’aver dialogato tutto il giorno con la quiete estiva avesse allenato i sensi a sentire l’odore dell’animo. E l’album dei Mazzy Star è la conversazione definitiva tra l’essere umano e la propria coscienza. Ora la città ad agosto, svuotata della sua linfa vitale – e per questo a tratti inquietante nel suo silenzio –, non è più un luogo sinistro. La sua quiete surreale la rende uno spazio in cui perdersi per poi ritrovarsi e riconnettersi.