Fuorilegge. Punk. Queer. QPO riscrive il wrestling underground a New York

In una location segreta nascosta dentro l’armadio di un negozio di abiti usati, il progetto Queer Punk Outlaws reinventa il wrestling in chiave queer, mescolandolo a drag, punk e burlesque. QPO elabora il concetto di safer space fondato su cura, fiducia e responsabilità condivisa cambiando non solo chi sale sul ring, ma le regole stesse del gioco
28 Aprile 2026

Ho appuntamento con Tom in un negozio di abiti di seconda mano per un’intervista: non posso dirvi di più, non posso dirvi dove, perché in questa location Tom organizza incontri segreti di wrestling.

Sapevo che questo incontro avrebbe preso una piega insolita, ma quando vedo Tom che si dirige verso un anonimo armadio del negozio, apre le ante e mi invita a entrare… ecco, non mi aspettavo una piega così insolita. Varco la soglia di questo magico mondo e mi ritrovo in un capannone molto ampio, con murales a tutta altezza che ricoprono una parete, piccoli laboratori artistici, divani e qualche stufetta. L’ambiente è spoglio, urban e pieno di energia. Tom mi guida su per una scaletta ripida e saliamo al cantiere al piano superiore, quello che sarà adibito a balconata da cui sarà possibile assistere ai famosi incontri di lotta.

Il wrestling nella sua declinazione mainstream viene generalmente associato a machismo, misoginia, mascolinità tossica e sessismo: basti pensare che non è passato poi così tanto tempo dalle accuse di violenza sessuale e molestie mosse da professionisti e professioniste del settore a Vince McMahon, ex CEO dell’azienda WWE (World Wrestling Entertainment). Perché allora non cercare di costruire un ambiente protetto, uno spazio safe, in cui decostruire il linguaggio machista del wrestling e riproporlo in chiave queer, accogliendo, valorizzando e creando uno spazio espressivo per performer LGBTQIA+ e ripensando linguaggi, corpi e narrazioni?

Il progetto QPO (Queer Punk Outlaws, letteralmente: Fuorilegge punk e queer) prende forma nel 2023 dall’esperienza di Tom nel wrestling newyorkese e dalla volontà di contaminare quel mondo con estetiche e pratiche queer, punk, drag e burlesque. Dopo alcuni tentativi iniziali in spazi piccoli e poco strutturati, la svolta arriva quando decide di ampliare la scala degli eventi: introduce un ring, coinvolge performer diversi e costruisce una serata ibrida. Il passaparola all’interno delle comunità queer fa il resto, portando rapidamente a eventi partecipati e sostenibili.

Ma ciò che rende QPO interessante non è solo il formato dello spettacolo, quanto il modo in cui viene costruito lo spazio che lo ospita. Più che un safe space inteso in senso assoluto, QPO sembra muoversi nella direzione di un safer space: un ambiente che lavora costantemente per ridurre il danno, aumentare l’accessibilità e rendere praticabile una forma di libertà condivisa. Qui la sicurezza non è solo fisica, ma anche emotiva e relazionale: riguarda il riconoscimento delle identità, la possibilità di espressione e una cultura diffusa del rispetto.

Questa attenzione si traduce in pratiche concrete. L’accesso agli eventi, ad esempio, è mediato dal passaparola: ask a queer, ask a punk. Non si tratta di semplice esclusività, ma è un modo per costruire una comunità basata su fiducia e responsabilità reciproca. Allo stesso tempo, esiste una struttura organizzativa: un team di security, wrestler presenti nel backstage (la cui semplice presenza, come dice Tom, basta a dissuadere chiunque dal prendere strane iniziative), e una gestione attenta delle situazioni problematiche, finora limitate a episodi minori.

Fondamentale è poi la dimensione culturale e relazionale. QPO promuove implicitamente una pratica di cura reciproca: il pubblico non è solo spettatore, ma parte attiva nel mantenere l’ambiente vivibile. Il consenso, il rispetto dei confini e l’attenzione verso le altre persone diventano norme condivise, non imposte dall’alto ma costruite collettivamente. In questo senso, l’organizzazione non si limita a gestire la serata, ma lavora per creare le condizioni affinché certe dinamiche possano emergere.

Tom stesso definisce il punk non come estetica, ma come insieme di valori: responsabilità verso la comunità, equità, impegno verso soggettività marginalizzate. È un’etica che si riflette nello spettacolo, dove ogni elemento – dagli ingressi musicali dei wrestler alle performance drag e burlesque, fino ai concerti finali – contribuisce a costruire un immaginario alternativo.

QPO si configura come uno spazio in continua evoluzione, capace di adattarsi alle esigenze di chi lo attraversa e di costruire, di volta in volta, condizioni sempre più attente, inclusive e condivise. La sua forza sta proprio in questa tensione verso il miglioramento costante, in una pratica collettiva che mette al centro cura, ascolto e responsabilità reciproca.  In un contesto come quello del wrestling, questa operazione assume un valore ancora più evidente: non si tratta solo di cambiare chi sale sul ring, ma di trasformare le regole del gioco.