Indie, shoegaze(r) e guitar rock sono tre termini relativamente interscambiabili per riferirsi al rock alternativo con impronta estera suonato nel Brasile degli anni ’90. Non c’era alcun purismo, le varie influenze britanniche e statunitensi venivano mescolate, spesso più casualmente riprodotte che reinterpretate, da una generazione stanca di essere brasiliana. Tra i principali nomi, si trovano i Pin Ups, Low Dream, brincando de deus, UV Ray e Wry. Tanti altri hanno avuto importanza locale, senza mai produrre album propri: la loro musica veniva diffusa tramite raccolte collaborative. Le prime raccolte del genere sono state Don’t Be Afraid My Son… (1996) e Guitar (1997), entrambe reperibili su Discogs.
Fino ai primi anni ’90, fare musica alternativa era una cosa da benestanti. Per partire, serviva innanzitutto avere accesso ai dischi esteri o alle audiocassette: esistevano negozi specializzati, però spesso a portare in patria le ultime novità – intese, degli ultimi due anni – era chi viaggiava. Era frequente che i ragazzi tornati dall’anno di studi all’estero creassero subito un gruppo rock. Con la creazione di MTV Brasil nel 1991 – il terzo canale MTV al mondo – quella musica divenne accessibile anche alla classe medio-bassa. Come ha sottolineato il ricercatore Manoel J. de Souza Neto, rimaneva sempre il problema degli strumenti e del loro costo, che ne limitava l’accesso, però questo non impediva che venisse comunque fatta musica.
La memoria collettiva di queste scene è scarsa ed è affidata soprattutto all’impegno di singoli individui. Le modalità sono diverse, con diversi livelli di professionalizzazione: blog, piccoli giornali, raccolte che spaziano dal collezionismo puro alla creazione di archivi indipendenti oltre ad alcuni documentari, libri e lavori accademici. Manoel J. de Souza Neto ne è un esempio, essendosi dedicato per trentacinque anni alla documentazione e diffusione della diversità musicale del Paraná, stato federato di circa 200.000 km² al Sud del Brasile. Tra gli anni ’90 e 2000 ha lavorato come produttore di eventi a Curitiba, capitale dello Stato, attivo particolarmente nella scena indie locale.
Dal suo archivio personale, in copertina è riprodotta la versione originale della locandina – in seguito scannerizzata e stampata per la distribuzione – di un concerto dei Pin Ups, oggi considerati pionieri dello shoegaze in Brasile. In apertura, suonavano i gruppi locali Whir e Swamps a Curitiba. Era il 1998 e il gruppo celebrava i dieci anni di attività con l’uscita del loro quinto album, Lee Marvin, con Alexandra Briganti (voce e basso), Eliane Testone (chitarra elettrica), Flávio Cavichioli (batteria) e Zé Antonio Algodoal (chitarra elettrica) in formazione.
Appena due giorni prima avevano suonato nella città di São Paulo, come segnalato dal giornale Folha de São Paulo in un’intervista datata 7 maggio 1998 condotta da Leandro Fortino in occasione del nuovo album. Il gruppo raccontava di averlo prodotto a bassi costi, attraverso scambi, favori e una vasta rete di amicizie. L’articolo si soffermava anche sulla difficoltà di andare avanti in quanto gruppo indipendente, soprattutto se si decideva di cantare in inglese, in quel periodo. Su questo punto, Briganti affermava: «Il rock anni ’80 veniva cantato in portoghese. Io appartengo agli anni ’90. Alla gente piacciono i Pin Ups perché cantano in inglese. Non ho nulla d’importante da dire in portoghese. (…)Il Miranda (Excelente Discos) e il Tatola (FM Brasil 2000) insistono che per avere successo un gruppo debba cantare in portoghese. È patriottismo da due soldi. Per questo io e altre donne siamo costrette a sentire quelle parole schifose e sessiste di gruppi come i Raimundos o i Catapulta. Ma piuttosto cantate in cinese».
Il rifiuto della lingua materna non apparteneva unicamente ai Pin Ups: sostanzialmente ogni gruppo del genere seguiva la stessa linea, con poche eccezioni. Il duo Low Dream, da Brasilia, si era autodefinito «il gruppo più britannico tra le guitar bands brasiliane», secondo il fondatore della label e rivista Midsummer Madness, Rodrigo Lariú. A tutti gli effetti, il solo ascolto non è in grado di rivelare le loro origini. Vantavano un inglese impeccabile, buona strumentazione e una vasta cultura musicale, creando dei brani con un fuzz accogliente e luminoso. Ricordando i primi anni anni ’90, Algodoal dei Pin Ups disse in un’intervista alla casa editrice Sapopemba: «Non avevamo i soldi dei gruppi di Brasilia, nemmeno l’intelletto di quelli di Rio. A noi interessavano il rock, gli stivali e le ragazze. Basta». Infatti la loro musica era più sporca e per questo apprezzata. Questa distinzione è rappresentativa delle differenze che si trovavano nelle scene delle varie città, che in qualche modo andavano a rispecchiare delle dinamiche estere – ma in questo caso non intenzionalmente.
Era a Brasilia, progettata e costruita da zero per essere il distretto federale, che la sovrapposizione tra la musica alternativa e le élite si faceva più intensa: a suonare erano spesso i figli di individui legati al governo, oppure gli eredi delle aziende dietro alle grandi opere. São Paulo era più democratica, un ambiente cosmopolita con un’intensa vita notturna, che guardava direttamente a New York come ispirazione. Curitiba invece è una città cupa, che in quel decennio ospitò una scena underground ampia e variegata, che le valse il titolo di Seattle brasiliana tra i critici. Tra chi cercava di fare l’americano e chi cercava di fare l’inglese, lo scopo comune sembra essere uno solo: allontanarsi dal Brasile. Da questo punto di vista, esiste una differenza fondamentale tra la mescolanza del rock alternativo degli anni ’90 e quello attuale, che si manifesta soprattutto sul piano identitario.

