Nel mondo della musica, e nella vita in generale, ci sono poche certezze. Una di queste continua a rinnovarsi perpetuamente, senza soluzione di continuità, dal 2009: stiamo parlando della bravura dei Sick Tamburo su un palco, quando suonano dal vivo di fronte al proprio pubblico. La conferma della loro live attitude è arrivata, puntualissima, giovedì sera sul palco dell’Hiroshima Mon Amour di Torino, dove la band friulana ha alternato i vecchi cavalli di battaglia di una carriera ormai lunga e ricca a quelli del nuovo album Dementia, uscito lo scorso 16 gennaio per La Tempesta Dischi.
A dimostrazione di questa teoria non c’è soltanto il sold out ottenuto nello storico locale di via Bossoli, quanto mai gremito di vecchi fan e nuove leve nonostante il diluvio universale in corso, ma anche quella capacità innata nel sapersi rinnovare in ogni situazione. Tutto questo senza perdere quella freschezza tipicamente punk che caratterizza ogni lavoro del fondatore e leader Gian Maria Accusani fin dagli esordi con i Prozac+. Tutto questo nonostante gli anni che passano, tra slanci di felicità e dolori lancinanti. Tutto questo nonostante un approccio un po’ timido del pubblico, almeno nelle primissime battute di concerto.
Ma il merito più grande dei Sick Tamburo, al di là degli aspetti tecnici e ambientali della gig, è quello di saper trasmettere dal vivo meglio di chiunque altro – in modo immediato, coinvolgente e dannatamente schietto – tutte le emozioni delle proprie canzoni: incertezza, perdita, disorientamento e solitudine, ma anche resistenza, ottimismo e speranza, riuscendo a far piangere di gioia anche quando parlano di dolore e sofferenza. In quest’ottica, nonostante la loro natura decisamente più introspettiva e intima, i pezzi di Dementia (che affrontano il tema della demenza in modo molto sfaccettato e particolare) non hanno affatto sfigurato al cospetto del tiro dei brani più conosciuti.
Passando all’esibizione vera e propria, il tour 2026 vede i Sick Tamburo esibirsi in una rinnovata formazione a quattro con Accusani alla voce e alla chitarra, il “vecchio” Carlo Bonazza alla batteria e le new entry Alice Chiara ed Elettra Pizzale rispettivamente alla chitarra e al basso. Introdotto dal tema principale della serie tv cult degli anni settanta Attenti a Quei Due, il quartetto si è presentato sul palco di Hiroshima celato dietro le consuete maschere d’ordinanza, dando il via alle danze con un tris di fuoco: Quando Bevo, Forse è l’Amore e Agnese Non Ci Sta Dentro; quest’ultima è stata una degna introduzione alla galleria di personaggi di strada che popolano da sempre la discografia della band e che non potevano mancare nemmeno a Torino.
Dopo un primo e molto apprezzato antipasto di Dementia, rappresentato da Ho Perso i Sogni e Mi Gira la Testa, sia la scaletta che la partecipazione fisica ed emotiva del pubblico al clima dello show sono letteralmente decollate grazie a pezzi come Meno Male Che Ci Sei Tu, E So Che Sai Che Un Giorno, Qualche Volta Anch’io Sorrido, La Mia Mano Sola e Parlami per Sempre. Ma il momento più emozionante dell’intero concerto è arrivato quando la figura di Elisabetta Imelio (mai citata direttamente, ma la cui presenza si è fatta sentire eccome) è emersa prepotentemente con La Fine della Chemio e Un Giorno Nuovo, suonate ad altissima velocità forse per esorcizzare con il pogo il dolore di una ferita che non potrà mai rimarginarsi.
Nel gran finale, Accusani e compagne hanno puntato tutto sui risvolti inconsueti e imprevisti dell’amore: quello viscerale per Betty Tossica, l’eroinomane più bella che c’è (in omaggio ai furono Prozac+), e quello finito ma mai troppo rimpianto di Il Mio Fiore Per Te, chiudendo con Aiuto Tamburo come metafora per riportarci alla realtà del presente. Per tutte queste ragioni ci assumiamo volentieri la responsabilità di dire che assistere a un concerto dei Sick Tamburo fa bene all’anima: anche se non sono la tua band preferita, anche se non conosci a memoria le loro canzoni, l’atmosfera che si respira ai loro live ti trasmette la sensazione di far parte di qualcosa di più grande, ti fa sentire capito e più leggero. In qualche modo, sai che i Sick Tamburo ci sono sempre!






















