C5 H12 NO3 PS2: La Nube, una storia di provincia

Saper raccontare belle storie è sicuramente un’arte. Riuscire a raccontare storie sporche, difficili e maleodoranti è un altro discorso: lì ci vuole sensibilità, rispetto, voglia di scoperta, passione e creatività. Tutta una serie di qualità che si trovano all’interno di La Nube, il nuovo disco di Eleonora Roaro ed Emiliano Bagnato
30 Gennaio 2026

Quella della Farmoplant è la classica storia di provincia: uno dei tanti gruppi industriali di Milano decide di dislocare una parte di produzione nella provincia più provincia d’Italia. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Sì, la classica storia di provincia: tonnellate di fitofarmaci prodotti per far arricchire la city e far ammalare i paesani. Tanto mica lo sanno: «quello che sembra datato in città, sembra sempre così nuovo in provincia!». Lo diceva anche Antonio Gramsci.

Questa storia di provincia, però, prende una brutta piega nel luglio del 1988: alle 06:20, proprio nel momento in cui centinaia di lavoratori si preparano il caffè bestemmiando contro questo caldo che, si sa, quindici anni fa non era così, una nube nera sveglia la città di Massa. Ci sono state due grosse esplosioni alla Farmoplant.

Farmoplant. Per chi è nato o ha trascorso una parte di vita a Massa, questa parola evoca qualcosa di chimico, di nocivo. Farmoplant sono i racconti della mamma che doveva lavare le zucchine con l’amuchina prima di cucinarle. Farmoplant è quel vicino di casa che ci lavorava lì dentro e ora è un po’ di mesi che non si vede uscire di casa. Farmoplant sono le cariche della polizia contro uomini, donne e bambini che, qualche ora dopo, chiedevano chiarimenti sulla situazione. Farmoplant è una brutta ferita aperta nel cuore di una provincia che ancora oggi fa i conti con un disastro ambientale.

Nel corso degli anni, sulla vicenda della Farmoplant sono stati scritti libri, creati spettacoli teatrali e organizzate iniziative volte a ricordare quanto troppo spesso, in nome del denaro, vengano sacrificati ambiente e salute delle persone. Prodotti locali per locali, tentativi di tenere accesa la memoria storica di un territorio ormai troppo vessato dall’inquinamento.

È proprio all’interno di questo contesto così chiuso e delicato che nasce La Nube di Eleonora Roaro ed Emiliano Bagnato: artista, ricercatrice e docente alla NABA di Milano la prima; compositore, musicista e sound designer il secondo. Questo incredibile duo ha dato vita a un concept album che racconta la storia e lo sviluppo della Z.I.A., la Zona Industriale Apuana. Questo viaggio sonoro, che parte dal 1938 – anno di fondazione della Z.I.A. – e arriva fino al 1992, è stato inizialmente concepito per l’omonima mostra di Eleonora, esposta al MudaC di Carrara dal 12 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026.

Le 12 tracce del disco, tutte composte da Emiliano Bagnato, mescolano sonorità elettroniche e fieramente post-punk con pezzi di interviste ai membri dei vari comitati ambientalisti dell’epoca, agli attivisti o semplicemente a chi, per qualche motivo, ha avuto a che fare con le schifezze tossiche emesse dalla Z.I.A. nel corso degli anni. Le musiche sono, inoltre, tutte composte con strumenti di metà anni ’80: drum machine e sintetizzatori Roland; una chitarra elettrica Fender Jazzmaster e un basso elettrico Fender Precision; riverberi spring e plate e un harmonizer Eventide H910 del 1974: una scelta che conferma l’esperienza, la cura e la creatività di Bagnato nella produzione musicale.

Questo incredibile mix, che sembra un’uscita a tre tra un b-side di Sandinista!, un pezzo dei Fugazi e un’atmosfera alla Daft Punk che vanno a bere in un pub gestito da uno dei Japan, è spinto al massimo dalla voce di Eleonora Roaro, che riesce a interpretare perfettamente e intensamente ogni brano: da Moderne Esigenze, ambientato nel 1939 e ironicamente ispirato ai canti di epoca fascista; passando per La Zia, una parodistica canzone in stile Festival di Sanremo; fino ad arrivare a Al Rogor, la vera hit dell’album, che sembra uscire direttamente dagli anni ’80 e, soprattutto, è l’unica cosa che è riuscita a utilizzare il Rogor in modo positivo.

Sicuramente il disco non è di facile ascolto. Per comprenderlo appieno va ascoltato e riascoltato. E forse il suo bello è proprio questo: accompagnarti e fartene scoprire un pezzettino alla volta. 

La Nube è un bellissimo racconto di morte, disperazione e inquinamento, ma anche di lotta, resistenza e collettività. E questo disco è in grado di raccontarne perfettamente ogni aspetto, senza pretese di interpretazione o di analisi saccenti. Un vero e proprio esperimento di neorealismo musicale in cui sono le voci del territorio a essere protagoniste: voci per anni derise e dimenticate, che Eleonora ed Emiliano hanno finalmente saputo valorizzare e omaggiare.