Someone Great è un brano tratto dall’album Sound of Silver degli LCD Soundsystem ed è forse una delle canzoni più potenti di questo lavoro. Sul suo significato si detto molto in passato, una delle speculazioni più grandi è che il brano sia dedicato al defunto terapeuta di James Murphy, frontman e fondatore della band. Su tale interpretazione Murphy non si è mai espresso apertamente, né ha mai confermato la speculazione. L’unica cosa certa è che l’intero album è dedicato a George Kamen, uno psicoterapeuta bulgaro riconosciuto tra i pionieri della terapia di gruppo e la cui figura è avvolta dal mistero. Poco si sa di lui, se non che è stato un personaggio controverso nella Bulgaria comunista e che si è visto costretto a emigrare a New York perché considerato pericoloso per il regime. Murphy lo considera come una delle grandi menti della sua o di qualsiasi generazione e gli dedica l’intera opera. In passato il frontman della band ha risposto così alle speculazioni: «Le canzoni sono canzoni, e cercare di ridurle vuol dire sprecarle», contribuendo così a un mistero che ha accompagnato il Dottor Kamen per tutta la vita.
La grandezza di questo brano sta nel fatto che, con una semplicità disarmante, Murphy descrive il vuoto lasciato da questa persona attraverso piccoli dettagli di vita quotidiana, come il caffè che non ha più alcun sapore o il fatto che, anche davanti alla perdita, il mondo continua a girare, con cose da fare e canzoni da finire. Il ritornello, ripetuto come un mantra, apre il brano con una frase che fa ben capire quanto possa diventare profonda e autentica la relazione con il proprio terapeuta:
I wish that we could talk about it
But there, that’s the problem
With someone new, I couldn’t start it
Too late for beginnings
Un rapporto, questo, che non può essere rimpiazzato, perché è stato costruito mattone dopo mattone in anni di relazione che, seppur lavorativa, è diventata autentica e sostenente. Ricominciare da capo vuol dire ripartire da zero, mettere energia e disposizione emotiva a favore di una nuova relazione che, come tutte nella vita, rappresenta una scommessa, e non è detto che sarà quella giusta per noi.
La relazione con il terapeuta è particolare perché, a differenza dei rapporti amorosi o amicali, è sostenuta anche da una parte economica, e questo spesso è visto come una distanza a causa di luoghi comuni che fanno credere che il denaro non porti mai a un interesse autentico, come se il terapeuta, in quanto tale, non possa tenerci davvero al suo paziente.
La verità è che la relazione tra paziente e terapeuta è, innanzitutto, una relazione tra due esseri umani, in cui ci sono confini, ci si può arrabbiare, commuovere e può esserci spazio anche per l’affetto reciproco. Il denaro è solo il modo in cui il paziente si prende cura del proprio terapeuta. Perché non bisogna dimenticare che si tratta di una relazione di cura reciproca: io terapeuta mi prendo cura di te attraverso la mia professione, tu paziente ti prendi cura di me pagandomi e dando valore al nostro lavoro.
Un altro luogo comune che deriva forse da anni di informazioni superficiali basati sulla psicoanalisi freudiana – che, specifichiamo, è solo una delle tante correnti psicoterapeutiche esistenti – è che il terapeuta sia un personaggio freddo, distaccato, per nulla coinvolto in ciò che gli portiamo, e che possiede nel suo bagaglio formativo tutte le risposte ai nostri problemi. Il terapeuta è decisamente altro, è una persona che come tutte le altre può sbagliare, può stare male, in alcune situazioni può essere in difficoltà e non sapere cosa fare se non starci accanto nel nostro dolore e non lasciarci soli. Murphy descrive tutto questo molto bene in altri due passaggi del brano:
I miss the way we used to argue,
Locked in the basement
E ancora, il verso più potente di tutto il brano:
You’re smaller than my wife imagined,
Surprised you were human
Perché è proprio questo il punto, quando gli leviamo di dosso quel velo di onnipotenza e misticità ciò che rimane è solo un essere umano. E a volte ce ne accorgiamo solo davanti alla fragilità della vita, come se per dare umanità a questa persona ci fosse bisogno di scontrarsi inevitabilmente con la sua mortalità. James Murphy l’ha capito. Non gli manca la professionalità della figura terapeutica, gli manca la relazione con una persona che è passata anche attraverso lo scontro e le discussioni.
Fritz Perls, fondatore della psicoterapia della Gestalt aveva un detto: «la terapia è l’incontro tra due persone in cui, almeno una delle due, rischia di essere sé stessa». Ed è proprio questo il vero atto terapeutico, guardare negli occhi un altro essere umano e correre il rischio di essere sé stessi, scoprendo che il risultato può essere sorprendente.

