Se il mondo salta in aria con un sorriso: l’esplosivo debutto dei SI! BOOM! VOILÀ!

Ironia beffarda, spirito sovversivo e spinte improvvise sull'acceleratore: questi alcuni degli ingredienti base del team di all stars che sta dietro i SI! BOOM! VOILÀ!, band che aspira a essere qualcosa in più di un semplice side project per alcuni dei musicisti di spicco della scena alternativa nostrana
20 Gennaio 2026

Ammettiamolo, questo è il disco italiano più atteso del 2026. Almeno per quella fascia di popolazione sulla quarantina, in sovrappeso, squattrinata, orfana di una qualche ideologia o attitudine di vita – fosse anche la pur vecchia ma sempre efficace live fast die young – e sempre in cerca di una spalla su cui piangere.

Questi sono tempi cupi anche per voi, cari miei vecchi alternativi. Ma perché crogiolarvi inutilmente col rischio di farvi inghiottire dall’ennesimo mostro marino di turno, quando potreste cavalcare impazziti a dorso di una balena come il protagonista del celebre racconto di Collodi nella sua avventura? Esatto, proprio lui, Pinocchio, il burattino di legno che dà il nome anche alla traccia d’esordio del team di all stars meno scanzonato d’Italia: i SI! BOOM! VOILÀ!, ovvero Roberta Sammarelli al basso e già nei Verdena, la chitarra di Davide Lasala, già produttore e fondatore di Edac Studio, la seconda chitarra di Giulio Ragno Favero, colonna de Il Teatro Degli Orrori e One Dimensional Man, la batteria di Giulia Formica, membro in tour dei Baustelle, del collettivo musicaleAddict Ameba e socia di Michelangelo Mercuri akaN.A.I.P. nel progetto a due GO!YA, qui presente come voce autorevole.

«Rido di gusto / Rido e disgusto» con questi versi di sberleffo la band ha debuttato su tutti i canali social il 14 novembre 2025 mettendo in chiaro da subito, in poco più di tre minuti e qualche accordo di più, le intenzioni sia dal punto di vista musicale che dei testi, in una vera e propria scorreria sonora in bilico fra i Motorhead di Ace of Spades e Gioca Jouer di Claudio Cecchetto che fa il pari con una lirica che è un piccolo gioiello intriso di sarcasmo punk degno del miglior Jello Biafra.

Per il disco completo, contenente le 11 composizioni inedite spalmate su 38 minuti circa, i fan hanno dovuto attendere fino al 16 gennaio 2026 – a pubblicarlo ci ha pensato l’etichetta Woodworm – e sin dalla copertina curata dall’artista Pasquale De Sensi i cinque musicisti sembrano aver voluto lanciare un fragoroso messaggio surrealista al mondo, colpendo l’incauto ascoltatore con un collage coloratissimo e fluorescente che pare omaggiare il miglior Winston Smith – avete presente le copertine dei Dead Kennedys o Insomniac dei Green Day? – e lo scomparso Frank Kozik – tra i suoi lavori, Houdini dei Melvins e Americana degli Offspring –.

foto di Matteo Bosonetto

Arrivati da lontano ma atterrati all’improvviso sulle ceneri della scena musicale italiana, viene spontaneo chiedersi quale sia il messaggio che i SI! BOOM! VOILÀ! sono venuti a portarci, o semplicemente se siano in missione per distruggere anche le nostre ultime certezze di vita.

Il progetto, nato in pieno lockdown come sfogo artistico di Roberta Sammarelli e Davide Lasala, col tempo ha finito per attrarre nella propria orbita anche gli altri componenti della band, e l’impressione dopo aver ascoltato tutto d’un fiato il disco è che se un messaggio c’è, è quello di selvatica, totale, libertà. Sentimento che inevitabilmente si scontra col presente che stiamo vivendo: non c’è da stupirsi dunque se dal cilindro del gruppo siano spuntate fuori canzoni come Vivere così così (non si può più), che, a dispetto dell’andamento pop sgangherato, introduce nell’album le contraddizioni del nostro tempo. Il secondo singolo Voilà! ci ricorda senza peli sulla lingua, qualora ci fossimo distratti un attimo, che «sono tornati i fascisti, anzi non sono mai andati via». Una traccia come Gogna Ragazzo Gogna, che mette in scena un mondo nel quale tutti – al di là dei reality e dei talent show – dobbiamo essere delle star salvo poi essere buttati nel tritacarne dopo 5 minuti.

Sì, ma musicalmente come sono questi SI! BOOM! VOILÀ!? Nulla di diverso da quanto fatto fino ad ora da ogni componente del gruppo, eppure con qualcosa di nuovo. Come in ogni diavoleria, è ai dettagli che bisogna guardare con attenzione: i versi istrionici di Michelangelo, la potenza o gli accenni afrobeat maturati da Giulia, le chitarre divergenti di Davide e Giulio e l’orchestrazione adulta di Roberta.

Il disco dei SI! BOOM! VOILÀ! è un lavoro calato nell’attualità svelata nella quale «i manganelli ci ricordano che lo stato solido c’è, i falliti falliscono tristi, i vincenti ti dicono insisti, i miei amici mi ricordano che la vita fa cagare», un incubo kafkiano dal quale sembrerebbe difficile uscire, tra algoritmi e numeri che contano sempre più delle persone (Santi Numeri), persone disposte a vendere la propria madre o l’immagine di sé sul cesso pur di campare – Saldi di fine tutto, con uno spassoso N.A.I.P. che grida da una bancarella con l’autotune –, solitudine e alienazione sempre più alla base dei rapporti interpersonali (Dio, come ti odio).

Difficile dormire sonni tranquilli di questi tempi allora, miei cari vecchi alternativi, dunque anche per voi l’unica soluzione per abbandonare ogni paura e cercare la via della libertà è seguire fedelmente la citazione poetica di Paul Klee, suggerita nel disco dai nostri cinque, e poter finalmente sospirare «solo ridendo mi sto elevando al di là della bestia».