Quando una bomba è intelligente? Chiedete ai Patagarri

La bomba intelligente, il nuovo singolo dei Patagarri da poco fuori e promosso anche da un grande volto della scena italiana come Vinicio Capossela, è molto più di un brano: preceduto da un comunicato stampa ricolmo di feroce indignazione, punta a scuotere le coscienze sui tempi che corrono e la mutata identità italiana del “Made in Italy”
13 Febbraio 2026

Un titolo a effetto per il nuovo singolo di una band da poco agli onori delle cronache, in ascesa. L’abito desueto di chi non disdegna l’approccio morale all’arte, e conseguentemente il testo impegnato, la lettura politica della realtà nei propri testi. Vista così, la scelta dei Patagarri potrebbe suonare una battaglia di resistenza culturale. Per entrare nella metafora bellica, la volontà di occupare una trincea ormai poco frequentata, quella della pace e della moralità, destinata a saltare per aria, a suon di genocidi e guerre taciute o raccontate da “attacco a scopo difensivo”, o da “operazione militare speciale”, fino alla surreale “esportazione della democrazia”. Come se la democrazia fosse un prodotto che può recapitare Amazon con un pacco entro 24 ore, come se la democrazia non presupponesse un Demos, un popolo in grado di autodeterminarsi e sancire le proprie leggi, regole e i propri limiti.

Un ironico Inno alla Pace, scomparsa dai media

Insomma, una scelta minoritaria, una presa di posizione di chi sta «come d’autunno sull’alberi le foglie». Ma invece c’è molto di più. C’è un lavoro ambizioso, forse folle, di contro-egemonia: diffondere un pensiero largamente più ragionevole, che corra nella direzione opposta rispetto alla competizione individuale del mercato, condiviso e non divisivo, ma soprattutto di pace: proprio quella pace sulla scorta della quale l’Europa ha legittimato il suo senso di superiorità rispetto al resto del mondo, dopo averlo fatto sorreggere per secoli sulla superiorità razziale e attraverso la colonizzazione. Una sedicente Pace, autodefinita tale unilateralmente dall’Occidente durante la quale si è comunque bombardato Belgrado, Iraq, Libia e Afghanistan: che bizzarra idea di Pace, no? 

Oggi il re è nudo più che mai, e i Patagarri ci cantano con pungente sarcasmo le contraddizioni dello Stivale: La Bomba Intelligente, infatti, nel racconto della band è quella bomba così violenta da cancellare tutto, eliminando non solo bambini adulti, civili e militari, ma finanche la civiltà stessa. Sempre se civile si può definire un’organizzazione sociale in cui le lobby contano più dei popoli, e che si sorregge su un’escalation comunicativa che ogni giorno di più sembra farci scivolare nella Terza Guerra Mondiale (quella che Papa Francesco definì essere già iniziata, la cosiddetta “guerra mondiale a pezzi”). Un paradosso logico che serve, nella sua iperbole, a evidenziare il teatro della surrealtà – con buona pace di Rimbaud – in cui l’umanità è scivolata progressivamente negli ultimi decenni, fino ad una vera e propria distopìa realizzata. 

Il triste destino del Made In Italy

Attraverso un bel brano segnato dalle sonorità gipsy-folk, di tradizione popolare e ska che caratterizzano il sound della band, i Patagarri ci raccontano del progressivo scivolamento del Made in Italy dal cibo alle bombe, dal canto lirico ai carri armati. Dunque non più “allegro ma non troppo” ma “grave e prestissimo”, per stare nella terminologia musicale che abbiamo insegnato al mondo; non più grappoli d’uva per il vino, ma bombe a grappolo magari (che, al di là dei giochi parole, sono state inviate dalla Nato in Ucraina, sebbene non dall’Italia, pur essendo vietate da tempo dalla convenzione internazionale dei diritti dell’uomo, ndr). 

Vista da questa angolazione, la traiettoria del Belpaese è a dir poco inquietante, per non dire ben avviata verso un progressivo declino; non solo sul piano della sovranità e l’autonomia delle scelte sullo scenario internazionale, ma anche economico e forse soprattutto culturale. Il pensiero dissenziente con cui il compianto Libero de Rienzo parlava di orrori a Gaza durante la premiazione ai David di Donatello del 2002 a una sensibile Milly Carlucci – che, senza esitare, lo appoggia definendo l’arte non solo come estetica ma anche come qualcosa di atto a smuovere le coscienze – oggi è un miraggio. Un caso Sigonella dell’epoca Craxi? Oggi è pura utopia. Eppure solo trent’anni fa dicevamo la nostra, e non eravamo una così triste provincia, periferia dell’impero occidentale. 

Una band nata per far discutere

La band milanese, giunta agli onori delle cronache con la finale di X-Factor 2024 e poi oggetto di polemica per la posizione filo-palestinese durante il primo maggio 2025 a Roma, sembra così dimostrare ciò che tutti noi sappiamo: la coscienza a volte ci governa, è irreprimibile, ed è giusto ascoltarla. Ci dice cosa è giusto fare, schierarsi di fronte all’orrore, anche  quando non conviene, o apparentemente è inutile. È la rappresentazione di un’esigenza umana potente, scevra da valutazioni di marketing opportunistiche, nella consapevolezza che, in fin dei conti, a far finire la guerra sono non solo i potenti del mondo, ma anche i popoli quando si oppongono con tutta la propria forza: forza che però, senza esercitarla, sembra non esistere più.

A pochi mesi dall’uscita del loro disco, L’ultima Ruota del Caravan, più che sul piano musicale, questo singolo sembra denotare l’evoluzione della band sul piano umano: se la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, la musica dei Patagarri sembra la prosecuzione del pacifismo attraverso l’opposizione morale al tracollo, e l’esercizio della propria sensibilità, non più fardello in un mondo di squali, ma virtù da valorizzare come elemento identitario. Probabilmente è la miglior risposta a tutte le nostre paure per un futuro dalle tinte sempre più fosche: se è vero che l’arte è un massaggio al muscolo atrofizzato della coscienza collettiva, I Patagarri sono un centro benessere come ne restano pochi in giro.