La ragazza che suonava il piano. Un titolo semplice, una cover altrettanto minimale, immersa in colori scuri. Il ritorno di Prima stanza a destra arriva in un momento perfetto, sospeso tra il dopo Sanremo e l’inizio della stagione dei festival, quando l’inverno sta per lasciare spazio ai colori della primavera.
Il cantante napoletano, che continua a nascondere la propria identità, pubblica un nuovo lavoro a pochi mesi dall’EP d’esordio Amanda. Il 2025 è stato indubbiamente l’anno che lo ha consacrato al grande pubblico. In pochi mesi ha avuto una crescita esponenziale che lo ha portato su palchi importanti come il Miami Festival e ad aprire concerti-evento di Fred Again e James Blake, quest’ultimo suo naturale riferimento musicale. Nel suo EP d’esordio era presente anche ti amo, singolo poi ripreso da Golden Years che, con il feat di Frah Quintale e Nayt, ha aggiunto un sigillo più pop e mainstream, proiettando Prima stanza a destra verso un panorama più accessibile.
Noi di Polvere abbiamo partecipato al release event, organizzato per ascoltare il nuovo lavoro insieme a pochi fan, alcuni addetti ai lavori e musicisti. L’evento aveva una struttura criptica, nel tentativo di mantenere la stessa patina e lo stesso flusso dell’album precedente. Tutti seduti a terra su dei cuscini, un pianoforte in mezzo alla sala e un maxischermo con proiezioni video e visual dedicati. L’EP è stato riprodotto integralmente, ogni canzone era accompagnata da un video ad hoc con il POV di Prima stanza a destra accanto a una ragazza, protagonista della copertina e presenza ricorrente in tutti i visual e in tutte le canzoni.
In totale, l’EP dura circa venti minuti, la stessa durata del primo disco. I video hanno aiutato a evidenziare l’intenzione autoriale dell’artista napoletano. Scene semplici girate in casa, viaggi in macchina oppure per strada tra città francesi e strade buie illuminate da lampioni e luci calde. Non c’è nulla di scenografico, ma l’ambiente lo-fi abbraccia il suono e il suono accompagna le immagini in un’unica atmosfera.
Finita la riproduzione, una ragazza è salita sul palco e ha iniziato a suonare il pianoforte. Prima stanza a destra, nascosto da cappello e occhiali, l’ha seguita sedendosi al suo fianco e cantando due brani dell’EP: migliore amica e infinito. Terminata l’esecuzione, l’artista ha ringraziato tutti, mandando un forte abbraccio e auspicando che l’EP venga percepito e assorbito nel giusto modo.
«Il filo rosso che unisce i brani è probabilmente l’urgenza con cui sono nati. Sono tutte canzoni nate e finite nel giro massimo di un pomeriggio e questa cosa per me ha un valore molto grande. C’è tanta emotività che sono riuscito a canalizzare in musica nel modo che riusciva a rispecchiarmi di più». Queste le parole di Prima stanza a destra durante la presentazione del progetto.

L’impressione è che La ragazza che suonava il piano sia il naturale proseguimento di Amanda. Chi ha apprezzato il primo lavoro ritroverà anche qui alcuni elementi simili. La voce rimane molto particolare, i testi sono dolci e malinconici e la produzione si muove tra elettronica e dream pop. Le due esibizioni piano e voce hanno creato quasi un paradosso perché, pur nel buio della sala, hanno dato colore ai brani. Il falsetto nelle produzioni è spesso iper lavorato, quasi disperso tra i suoni. In acustico, invece, si riesce ad apprezzare meglio la sensibilità vocale dell’artista. È qualcosa che accade spesso, anche in progetti contemporanei come quelli di MK.Gee, dove la voce viene stoppata, distorta o nascosta e, proprio per questo, diventa un elemento ancora più centrale, musicale, uno strumento aggiunto nella scacchiera di suoni.
L’ambizione melodica di Prima stanza a destra riesce a costruire suoni elettronici che non prendono mai il sopravvento, ma creano l’atmosfera perfetta per accogliere parole fragili e intime. Infinito, ultimo brano eseguito e secondo singolo dell’EP, è probabilmente il pezzo più ambizioso. Non il più radiofonico, ma capace di inserire uno stile classico con echi orchestrali ed ecclesiastici all’interno di una struttura pop. Sono proprio questi spunti, che escono dai binari e provano ad avvicinarsi ad altri generi, a valorizzare l’opera.
2AM, con Drast (unico feat del disco), rappresenta un episodio particolarmente riuscito e ricorda per certi versi l’incastro musicale tra Sampha e Drake in 4422. Due mondi che si sfiorano e trovano un punto di incontro.
L’EP conta otto tracce e mette in luce soprattutto la capacità di Prima Stanza a Destra di scrivere ritornelli. Ogni canzone ha un hook melodico che resta in testa già dopo pochi ascolti. Anche per questo motivo la mano di Dardust riesce a esaltare perfettamente un brano come tu non vuoi nessuno, sfruttando un synth meno cupo e più marcatamente pop.
La ragazza che suonava il piano è un lavoro che sembra gettare le basi per qualcosa di nuovo, dimostrando che Prima Stanza a Destra potrebbe diventare uno dei protagonisti di questo 2026. Un abbraccio agrodolce che ha già contribuito a creare una fanbase molto forte. Non a caso, i suoi prossimi concerti sono quasi tutti sold out.
La ragazza misteriosa diventa l’ancora emotiva su cui costruire tutto il racconto. Nella traccia di apertura, canta: «ho paura del futuro se tu non ci sei qui, solo con te sono al sicuro». Nell’ultima canzone, accanto a me, la prospettiva si chiude con: «tienimi per me, il mondo mi fa meno paura se tu resti accanto a me per sempre». L’inizio e la fine dell’EP disegnano così un viaggio interiore di cui lei stessa sembra diventare il centro, la base per affrontare il futuro e lo scudo contro gli ostacoli esterni. Anche musicalmente, il parallelismo è evidente.
Con due EP concettualmente molto chiari, Prima stanza a destra ha definito i propri confini artistici. Ha preso per mano la sua fanbase e ha costruito un rapporto di fiducia reciproca in un equilibrio fragile ma potente, capace di trasformare la delicatezza in qualcosa di condivisibile. Il futuro non fa paura.

