Clarissa Connelly, Erika De Casier, ML Bunch, Astrid Sonne, Fine, Haloplus+, Snuggle. Se nemmeno uno dei nomi appena citati accende un campanello nella mente di chi legge, probabilmente si è ancora all’oscuro di cosa sta accadendo in Danimarca in questo momento. È sufficiente una parola: Copenhagen.
La città più felice del mondo, iconica per la moda e lo stile che la contraddistingue, da circa due anni a questa parte sta iniziando a far parlare di sé per il fermento attorno alla scena musicale che sta producendo: una new-wave di pop alternativo in costante ascesa. Spiegare come e perché solamente adesso si sia verificato questo exploit è abbastanza complicato, ma sta di fatto che si ha davanti un fenomeno nuovo.
Lo dimostra il successo internazionale delle Smerz (Catharina Stoltenberg e Henriette Motzfeldt), un duo in realtà originario di Oslo ma stanziatosi nella città danese, che, dopo l’acclamato Big City Life uscito pochi mesi fa, sta continuando a macinare ascolti allargando la propria fanbase raggiungendo anche musicisti del calibro di Clairo e MIKE (con questi ultimi il gruppo ha appena collaborato rilasciando due versioni della canzone più ascoltata nel loro ultimo progetto: You got time and I got money).
Quest’anno, la poesia urbana delle Smerz – protagoniste anche della serata di chiusura del C2C – ha rappresentato il picco di un gigantesco iceberg in cui è possibile scorgere come questa scena danese si rifaccia a un pop che si dirama, a seconda dei casi, verso territori più alternativi, sperimentali, dream, lo-fi o chamber: i rimandi vanno da Bjork ai Cocteau Twins, da Mazzy Star a Stina Nordenstam, da Sade a Erykah Badu.
Grande merito è sicuramente da attribuire al Rhythmic Music Conservatory (RMC) di Copenhagen, una scuola dove è valorizzato lo scambio di idee tra studenti, lo studio incondizionato di ogni genere musicale e lo sviluppo artistico degli alunni. Alcune delle artiste – perché sono in maggior parte giovani donne – che oggi stanno riscuotendo più successo sono passate, in qualche modo, proprio da questo conservatorio. L’elenco infatti comprende tutte le voci menzionate in apertura: Astrid Sonne, Clarissa Connelly, Erika De Casier, Fine, ML Bunch, Molina e anche Catharina Stoltenberg. È una scuola di élite, un polo culturale che, con soli 200 posti in totale, accetta – come ci tiene a specificare nel proprio sito web – unicamente i «very talented», prodigi che, forse, sono sul procinto di creare addirittura un nuovo genere di musica. A proposito, in un articolo del 9 maggio sul The Guardian, sono riportate alcune dichiarazioni di Astrid Sonne che, in merito, si esprime in questo modo: «I feel like that’s what makes it so special: you can kind of see a thread, but we also make quite different music and we come from different musical backgrounds, and that’s being channelled through the music».
A istituzionalizzare ancora di più questa suggestione ci pensa Spotify che, ormai da un po’ di tempo, ha creato una playlist in continuo aggiornamento chiamata Cph+, dove è possibile trovare, oltre agli artisti già citati, qualche aggiunta esterna al mondo di Copenhagen ma che, evidentemente, in qualche modo lo richiama (tra i nomi, insieme agli americani Chanel Beads e James K, spiccano gli inglesi Dean Blunt e Joanne Robertson). Tutto ciò è interessante perché non solo si sta scoprendo nuova musica, ma in aggiunta si sta trovando un nuovo modo per parlare di artisti già affermati, inserendoli in un contesto bene o male inedito. Addirittura ci sono casi come quelli di Elias Rønnenfelt che adesso, dopo aver avviato la sua carriera da solista nel 2024 con Heavy Glory, rappresenta uno dei nomi di punta di tutta questa new-wave quando, in realtà, è nel giro da ormai un bel po’ di anni insieme alla sua acclamata band Iceage.
In tutto ciò un grande ruolo, insieme all’RMC, lo sta sicuramente ricoprendo Escho, un’etichetta discografica fondata nel 2005 a Copenhagen che sta riunendo attorno a sé buona fetta della musica più interessante in circolazione, creando una vera e propria identità estetica, oltre che sonora. Sotto la sua ala si annoverano il già citaato Big City Life delle Smerz, gli ultimi due ottimi album di Rønnenfelt, il bellissimo Rocky Top Ballads di Fine, uscito nel 2024, e i promettenti debutti di Snuggle (piaciuto molto ad Hayley Williams) e Haloplus+. Escho è uno dei tramiti principali attraverso cui constatare quanto Copenhagen sia in grado di spaziare tra le pieghe di un ventaglio sonoro veramente ampio, che non si ferma al pop delle beniamine dell’RMC ma anzi ricostruisce veramente ogni influenza – che sia rock, folk, classica o elettronica – con delle vesti inedite. Un esempio di ciò è senza dubbio Still Life di Mija Milovic, album uscito nel 2023 che mischia in maniera incredibile una grande varietà di generi, o lo stesso Musicality di Haloplus+ (Isa Nam Sook, Stine Victoria e Joakim Wei Bernild), un debutto che propone sonorità alternative ed elettroniche, fatte di remix e samples in cui rock e pop si fondono creando un sound moderno, riflessivo e allo stesso tempo propositivo.
Insomma, da come si evince, è abbastanza difficile riuscire a trovare un termine che possa in qualche modo definire in maniera esaustiva questo nuovo fenomeno. Numerose sono le correnti e le divagazioni provenienti da questo mondo. Forse ci penserà il tempo a trovare un’espressione adatta, ma nel frattempo una cosa è certa: a Copenhagen e dintorni la musica straborda, esonda attraverso una matrice underground avanguardistica e stimolante che sembra pronta a prendersi ogni cosa.

