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Nessuno vuole perdersi la festa sonica dei “primi Marlene”

I Marlene Kuntz suonano in concerto tutto (o quasi) “Catartica”, uscito nel 1994. Un esordio che dopo trent’anni dalla pubblicazione ha raggiunto un’aura quasi epica, tanto da far registrare il tutto esaurito quasi ovunque. Comprese le due date all’Hiroshima Mon Amour, di cui vi raccontiamo la seconda, con qualche unpopular opinion


“Hey critichino!”, ogni volta che la prima traccia del primo album dei Marlene Kuntz irrompe con questo guanto di sfida lanciato a ogni “cretino” che scrive di musica, mi sento chiamato in causa. Eccomi, parziale, imperfetto, emotivo, piccolo ma non umile, innamorato da sempre di un’arte che non è dato di descrivere appieno, se non attraverso il fallimento del mio costante tentativo. 

Stavolta, però, vorrei fare il critichino non tanto nei confronti della band, ma nei confronti del pubblico. Il tour celebrativo dei trent’anni dal primo album Catartica sta registrando il tutto esaurito praticamente ovunque, i biglietti volano, la gente accorre numerosa, benissimo. Mi chiedo, dov’erano tutti quando la band portava in giro l’ultimo album Karma Clima, un progetto forte sulla crisi ambientale – che è il grande tema della nostra epoca –, con sonorità insolite e nuove per la band, con concerti in cui suonavano anche grandi pezzi che hanno l’unica colpa di non appartenere ai “primi Marlene”, perché invece magari si trovano nei — chessò — sesti, settimi album? Perché di pienoni non se ne vedevano?

La band è rimasta interessante sempre. Un po’ mi spiace che i sold out si facciano solo con i repertori sicuri e consolidati e non con i progetti che hanno una scintilla di coraggio, che li porta altrove dalla zona di conforto. Ma d’altronde, lo stesso Catartica è un album che all’inizio non raccoglieva certo folle oceaniche, è diventato grande in uno, cinque, dieci, venti… trent’anni.

In tutto questo tempo, l’Hiroshima Mon Amour è sempre stato “casa” per i Marlene Kuntz. Sono sicuro che chiunque, tra il pubblico presente a una delle due date torinesi celebrative, ha visto la band cuneese almeno una volta nel locale di Via Bossoli. E oltre a essa, ha visto qui anche un intero universo di band e artisti che hanno animato la scena alternativa da metà anni novanta in poi (Afterhours, Subsonica, Africa Unite…). Ormai i grandi ventennali stanno finendo – “la fine dei ventennali”, per parafrasare Motta – e inizia l’epoca dei grandi trentennali. Catartica è tra i primi album ad avere priorità nei festeggiamenti; subito dopo seguirà un altro trentennale illustre, quello della carriera dei Tre Allegri Ragazzi Morti per dire un’altra delle band di cui sopra —, sempre qui all’Hiroshima di Torino e in tutta Italia.

Apre la serata il pop rock dei toscani Loren, poi salgono sul palco i Marlene Kuntz, che suonano la stessa scaletta del giorno precedente. La potenza evocativa di Catartica, suonato dal vivo, è enorme oggi così come lo era un tempo, con la differenza che il pubblico è cresciuto molto. Nuotando nell’aria, Sonica, Lieve sono le canzoni che conoscono anche i muri del tuo vicino di casa. Ma anche Canzone di domani, 1° 2° 3°, M.K. sono capaci di tirare fuori “la Marlene” da ciascuno del pubblico, ovvero quel misto di furia ed estasi che trova la catarsi nello stridore chitarristico che contraddistingue la band – che un tempo chiamavamo “i nostri Sonic Youth” – e nelle liriche forbite e taglienti di Cristiano Godano. Per non parlare di Festa mesta, il cui incipit «Complimenti per la festa! Una festa del cazzo» è il perfetto claim passivo-aggressivo di questo tour.

La scenografia sul palco è super essenziale, dietro la band c’è un grande telo bianco che riverbera luci che virano quasi sempre sul rosso vivo, ovvero il colore della copertina del disco. Riccardo Tesio arpeggia i riff in quello stesso angolo a sinistra del palco dove lo vediamo da sempre. Davide Arneodo preme le tastiere, vibra il violino e una moltitudine di strumenti melodici e percussivi. Luca Lagash Saporiti verga il basso distorto, Sergio Carnevale percuote la batteria con la cassa decorata dal fiore rosso dell’iconica copertina. Cristiano Godano è il carismatico cerimoniere di questo sabba di fine anni ’90; conserva una fisicità pazzesca, sexy, magnetica: incredibile come il tempo su di lui non lasci traccia. Per descrivere noi pubblico va bene anche meno enfasi: corpi di quarant’anni in cuori da venti. Pogare alla nostra età non me lo immaginavo neanche, ma così è stato: fa male alle ossa e fa bene allo spirito, questa festa sonica è il trentennale della nostra gioventù. 

Catartica viene eseguito quasi tutto, restano fuori due pezzi (Merry Xmas e Giù giù giù). La scaletta è arricchita da molte canzoni dei “primi Marlene”, come dicono tutti. O meglio, che rappresentano quel “mood“, come spiega Godano. Queste sono L’Agguato, Come stavamo ieri, Ape Regina tratte dal secondo album, Il Vile; Aurora dall’EP Come di sdegno; Lamento dello sbronzo, Infinità e Ineluttabile dal terzo album, Ho Ucciso Paranoia

Da critichino o da fan, non lo so – ma in fondo cosa importa? –: gli unici momenti in cui sento spezzarsi l’incantesimo sono quelli in cui il concerto esce dal mood. Per esempio alla fine, al rientro sul palco, suonano Ti voglio dire, del repertorio solista di Godano: una canzone sull’amicizia, dedicata al batterista storico Luca Bergia scomparso un anno fa. La mancanza di Bergia è straziante anche per me, il ricordo di lui alla batteria ha aleggiato per tutto il concerto nei cuori di tutti e la canzone scelta è anche bella, ma suona un po’ come un intruso in questa scaletta. E poi la chiusura del concerto con Polly dei Nirvana, non so come dire… io non vado ai concerti dei Marlene Kuntz per sentire Polly dei Nirvana al posto di una qualsiasi altra canzone dei Marlene Kuntz. Questa critica è quasi un complimento, no? Ma capisco che anche qui parliamo di trentennali: aprile 2024 è il mese di ramadan per la morte di Kurt Cobain e di sicuro questa cover ha riscosso l’approvazione della maggior parte del pubblico.

Tirando le somme, concerto potente, evocativo, catartico come da autodichiarazione. Se la catarsi è completa, la fame è placata ma non completamente: torno a casa con ancora un piccolo spazio nello stomaco riservato alle canzoni mancanti. Probabilmente esiste una regola artistica che prevede che al pubblico si deve dare molto, ma non tutto. Il concerto perfetto non esiste, forse nemmeno per i tour celebrativi con in scaletta i “pezzi da 90” (in tutti i sensi). La festa a cui nessuno voleva mancare è stata vissuta e, per chi non è riuscito a esserci, ci sarà “l’estate catartica”, che da queste parti avrà luogo con il concerto al Flowers Festival di Collegno, il 9 luglio. Ad aprire ci sarà Max Collini, l’occasione potrebbe essere buona per sentire dal vivo una particolare canzone di Collini che “c’entra” coi Marlene non spoilero niente: chi sa sa, chi non sa la troverà irresistibile –. 

Per il resto, che dire? Siamo andati ai ventennali, siamo andati ai trentennali; ci vediamo ai quarantennali?

 

foto a cura di Martina Caratozzolo

Paolo Albera

Scrivo di musica per chi non legge di musica.

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