Lo zapping compulsivo di Ca7riel & Paco Amoroso

Nel weekend che segna l’inizio della primavera, piomba sul mercato discografico Free Spirits, il nuovo album di Ca7riel & Paco Amoroso. Il duo argentino firma un lavoro degenere e volutamente non identificabile, capace di fondere musica tradizionale sudamericana, techno, canti bulgari, rap e rock in un riuscitissimo delirio creativo
24 Marzo 2026

In un universo parallelo, il nuovo album di Ca7riel & Paco Amoroso si chiama Top of the Hills e lo stiamo consumando già da quattro mesi, uscito com’è il 19 dicembre.
Nel nostro universo, invece, l’uscita è stata posticipata a causa dell’estenuante tour mondiale di Catriel e Ulises Guerriero. Impossibile biasimarli, visto il successo planetario scaturito dalla performance al Tiny Desk e dal conseguente EP Papota, che ha permesso loro di conquistare cinque Latin Grammy oltre al premio per Federico Vindver come produttore dell’anno.

Difficile dire se si tratti di verità o di strategia di comunicazione, data la difficoltà a scindere la persona dal personaggio quando si ha a che fare con i due artisti argentini. Stando alle loro recenti comunicazioni social, il duo svela di essere arrivato in cima – al Top of the Hill più precisamente – e di essere andato in burnout, ma di essere finalmente tornato con spirito libero. Ed è proprio questa ritrovata libertà a dare il nome al loro ultimo album: Free Spirits. Il disco è stato annunciato con un cortometraggio in cui Sting interpreta il direttore di un centro di cura, che porta il nome dell’album stesso, per artisti e artiste in burnout, dove Ca7riel & Paco si rifugiano per ritrovare sé stessi e liberare il proprio spirito.

L’ambizione terapeutica del disco si manifesta già nel concept della copertina, dove gli artisti vengono ritratti in un chiasmo cromatico che immortala il prima e il dopo il loro passaggio nel fantomatico centro di recupero. Se nella prima fase il duo appare scompigliato e volutamente trascurato, il risultato post-trattamento li restituisce in una versione quasi asettica: un classico Before/After che scimmiotta i trend dei glow-up virali sui social media.

Questa ricerca di una cura non è solo estetica, ma diventa il filo conduttore dell’intero ascolto: in Vida Loca,  Ca7riel & Paco confessano di capire cosa provasse Avicii nei confronti della notorietà, arrivando ad affermare che «tutto questo girare per il tour, mi ucciderà» in Muero. In Nada Nuevo, invece, si muove una feroce critica sulla mancanza di creatività e di originalità artistica, denunciando che «nessuno inventa qualcosa di nuovo, ed è già stato fatto tutto». Assioma che non si può prendere per vero con Free Spirits, in cui i due amici d’infanzia spingono la contaminazione di generi musicali a un livello superiore, riuscendo a riassumere caos, umorismo e introspezione con la loro inconfondibile energia. Ne risulta una montagna russa sonora in cui i BPM salgono e scendono senza soluzione di continuità. Da Goo Goo Ga Ga, che vanta la collaborazione dell’attore Jack Black e unisce l’hip hop alla storica bossa nova sudamericana, passando per No Me Sirve Mas che prende quelle che sembrano essere le colonne sonore delle partite di Mario Bros per invaderle con dance e sonorità latine. Vero singolo dell’album è, però, Ay Ay Ay dove la bachata si fonde alle sonorità urban, esaltate dai giochi vocali di Paco Amoroso e dalla collaborazione con Anderson .Paak.

Tocca a Sting portare la quota rock in Hasta Jesus Tuvo un Mal Dia —la cui intro suona esattamente come Roxanne: un brano che denuncia l’obbligo di voler essere e performare sempre al 100%, ricordandoci che «persino Gesù ha avuto una brutta giornata, e guarda dov’è oggi». L’influenza della techno arriva nell’ultima parte dell’album con Ha Ha e Lo Quiero Ya !, che vanta il featuring di Fred again.., dopo la straordinaria collaborazione di Beto’s Horns uscita per USB. Il brano gioca con il campionamento di Kaval Sviri, canto folk bulgaro. Le influenze da club del produttore e polistrumentista inglese si mischiano a cori angelici, ma di fatto appare come l’unica vera traccia forzata e sconnessa rispetto all’immaginario descritto, costruita a tavolino per essere un banger da live.

Nonostante ciò, Free Spirits è il risultato di uno zapping compulsivo di generi e culture musicali con cui Ca7riel & Paco Amoroso fondono mondi musicali apparentemente lontani e differenti in un solo album e talvolta in una singola canzone. Il rischio di una tavolozza di colori slegati svanisce perché il duo argentino centra l’intento di dare un’identità artistica e di contenuti chiara a un disco le cui tracce potrebbero essere tutte dei singoli. È, paradossalmente, una collisione cromatica riuscita benissimo. Ne viene fuori un lavoro degenere e volutamente non identificabile, figlio di una genuina arroganza musicale che consolida il duo argentino come uno dei progetti più magnetici e interessanti del pianeta. L’album rappresenta un allontanamento da Papota: è un disco meno marcatamente latino e pop, lontano, per ideologia, dalla ricerca della hit. Al contrario, è una dichiarazione d’amore nei confronti della curiosità e della libertà artistica: Free Spirits è un riuscitissimo delirio creativo.