Ci sono storie che nascono per caso, come le migliori fotografie: senza pianificazione, senza aspettative, solo con la sensazione che stia accadendo qualcosa che vale la pena di essere raccontato. Ci sono collaborazioni che nascono da un piano preciso e altre che arrivano per una semplice coincidenza di traiettorie. È così che è iniziata la mia con Lorenzo Nada, dj e produttore noto ai più come Godblesscomputers, che negli ultimi anni ha costruito un linguaggio sonoro personale muovendosi tra jazz house, deep house e un’elettronica calda e raffinata.
Ci siamo conosciuti nel 2023 a Torino, in occasione di un suo live da Off Topic. Io ero lì con la mia macchina fotografica a cercare di catturare gli istanti del live, trasportato dai suoni. Ho scattato alcune foto senza pensarci troppo, lasciando che fosse l’istinto a guidarmi. Dopo il concerto gli ho mandato ciò che quella sera ero riuscito a produrre, quasi come gesto spontaneo, senza immaginare che cosa sarebbe successo da lì a poco. Prima una conversazione, poi una collaborazione e, lentamente, un rapporto di stima e di amicizia: un rapporto umano fatto di fiducia e sensibilità condivise.
Negli anni successivi ho continuato a seguirlo in alcune date, fotografando frammenti di live, backstage, momenti sospesi tra un soundcheck e la fine di una serata. Parallelamente, però, abbiamo iniziato a parlare della mia ricerca fotografica analogica: un archivio personale che non avevo mai mostrato prima. Un lavoro silenzioso lungo più di dieci anni. Rullini portati con me quasi per abitudine durante viaggi, camminate senza destinazione, attese davanti a tramonti o strade quasi vuote. Una collezione di momenti raccolti senza presunzione tra il Giappone, l’Inghilterra, Torino – città dove vivevo allora – e molti altri luoghi attraversati con una macchina fotografica sempre in tasca: una ricerca personale fatta più di intuizione che di metodo.
Quando Lorenzo mi ha raccontato del suo nuovo progetto discografico, ho capito che qualcosa stava iniziando a combaciare. Il suo prossimo album si sarebbe intitolato Late Night Dance Until Dawn: un lavoro diviso in due capitoli pensati come un viaggio musicale – un percorso emotivo – attraverso la notte, dalla profondità delle ore più oscure fino alle prime luci dell’alba. Due EP collegati tra loro, costruiti come una narrazione sonora continua.
La prima parte, Late Night Dance, appartiene alla notte ed è immersa in atmosfere notturne: ritmi deep house, influenze jazz e una dimensione quasi cinematografica del dancefloor. La seconda, Dance Until Dawn, si apre lentamente verso la luce del giorno, lasciando emergere una suggestione più ariosa e contemplativa.
Abbiamo iniziato a sfogliare insieme il mio archivio analogico, composto da migliaia di fotografie raccolte negli anni. Ne abbiamo selezionate circa un centinaio: immagini che non erano mai state pensate per un progetto musicale ma che, sorprendentemente, sembravano appartenere a quello stesso universo.
Per Late Night Dance, uscito a giugno 2025, abbiamo scelto scatti più cupi e notturni. Molti sono stati realizzati su pellicola Fujifilm con una Nikon 35Ti. Alcune fotografie portano con sé anche una dose di imprevedibilità tecnica. L’immagine utilizzata per il singolo Waving, ad esempio, nasce da un piccolo incidente. Durante uno scatto l’otturatore si è inceppato e ha lasciato la pellicola esposta più del previsto. Quello che in fotografia potrebbe essere considerato un errore si è trasformato invece in una qualità visiva inattesa.
Molti scatti utilizzano lunghe esposizioni, una tecnica che nella fotografia analogica necessità di immobilità assoluta, lasciando però sempre spazio all’imprevisto: luci che si dilatano, figure che diventano presenze quasi fantasmatiche, movimenti che si dissolvono nello spazio. È una fotografia che tenta di intrappolare l’aspetto sfuggente della notte, gli animi che cercano riparo nei suoni, nelle luci, nella condivisione.
Con Dance Until Dawn, pubblicato a febbraio 2026, il racconto visivo cambia gradualmente. Se la prima parte appartiene alla notte urbana, la seconda guarda verso l’orizzonte. Le immagini si fanno più aperte, respirate. Ambienti ampi, atmosfere sospese, luoghi dove la luce inizia a emergere senza che sia ancora giorno. È la dimensione fragile delle prime ore del mattino.
Molte di queste fotografie arrivano dal mare, dalla Corsica alla Liguria, ma soprattutto dalla Calabria, la mia terra d’origine. Qui ho lavorato principalmente con pellicole Kodak utilizzando una Fuji Tiara II e una Nikon EM: macchine diverse, ma entrambe perfette per quel tipo di luce morbida e diffusa che precede l’alba.
Quello che è successo, alla fine, è qualcosa che accade spesso quando si lavora su immagini e musica: due percorsi indipendenti – ognuno con i propri codici e le proprie logiche e illogiche – hanno improvvisamente iniziato a parlare la stessa lingua. Da una parte un archivio fotografico nato senza una destinazione precisa, dall’altra un progetto musicale costruito come un viaggio temporale.
Oggi, quelle fotografie sono diventate le copertine dei singoli e dei due EP di Late Night Dance Until Dawn, destinate a vivere insieme alla musica di Godblesscomputers. La cosa più sorprendente è che nessuna di queste immagini era stata scattata pensando a questo progetto.
A volte la fotografia è semplicemente un archivio di momenti, che aspettano il momento giusto per trovare il loro significato e il loro posto nel mondo. In questo caso quel momento è arrivato esattamente dove doveva: nel punto in cui la notte finisce e il giorno comincia, nel cuore dell’oscurità, poco prima dell’alba.

















