JPEGMAFIA: dieci anni di carriera senza mai comprare un beat

Il dissing fra JPEGMAFIA ed Earl Sweatshirt è la chiave di lettura di EXPERIMENTAL RAP, l'ultima fatica discografica di Peggy uscita per AWAL. Riff di chitarra, la consueta attitudine punk e una feroce autarchia sono gli ingredienti per autoproclamarsi l’ultimo innovatore rimasto. Tra minimalismo e massimalismo, un'analisi su cosa significhi, davvero, fare avanguardia oggi
22 Maggio 2026

Negli anni Novanta, le faide nel mondo del rap erano una questione di territorio e di strada: ci si scontrava per dimostrare chi fosse il più vero o chi controllasse i quartieri dell’East e della West Coast. Nel 2026 lo scenario è completamente cambiato. Per chi fa musica alternativa, la vera guerra non si combatte più a colpi di street cred o di fatturato, ma sull’estetica: la posta in gioco è decidere chi sia il reale innovatore.

La bomba è esplosa pochi giorni fa, quando Pigeons & Planes ha pubblicato un’intervista in cui JPEGMAFIA accusava i colleghi della scena underground di codardia intellettuale. La risposta ironica di Earl Sweatshirt sui social ha scatenato un botta e risposta accesissimo: Earl ha liquidato la musica di Peggy (a.k.a. JPEGMAFIA) come «un rumore brutto e pretenzioso per chi indossa pantaloncini da Muay Thai», mentre JPEGMAFIA ha replicato accusando lui e il produttore Alchemist di non rischiare nulla e di proporre «la stessa fottuta canzone da vent’anni».

Al netto di chi abbia ragione, ammesso che ce ne sia una, lo scontro solleva una questione più ampia: cosa significa essere sperimentali oggi? Il concetto stesso di avanguardia ha infatti perso i suoi vecchi punti di riferimento. Se negli anni ’90 la sperimentazione passava per l’allargamento dei confini di un genere attraverso modifiche strutturali – come l’inserimento di uno strumento o la variazione ritmiche –, oggi l’innovazione si muove su un terreno completamente diverso. Un tempo innovare significava procedere lungo una linea retta verso il futuro, rompendo i ponti con il passato e inventando suoni mai sentiti prima. Oggi, in un’epoca in cui tutta la musica prodotta nella storia è accessibile con un clic, l’originalità pura in laboratorio è diventata quasi impossibile. Essere sperimentali nel 2026 può significare, al contrario, saper gestire il sovraccarico informativo globale o, radicalmente, scegliere di rifiutarlo.

Questo dibattito teorico si incarna nelle due filosofie opposte emerse dal dissing: da una parte il minimalismo di Earl Sweatshirt, fatto di campionamenti jazz sporchi e un profilo basso che sceglie appunto la via della sottrazione; dall’altra il massimalismo di JPEGMAFIA. Quella di Peggy è una provocazione continua, ma soprattutto solitaria. Nel suo universo non ci sono alleati o collettivi: fa tutto da solo, mescolando violentemente punk, industrial e pop. Parafrasando Pippo Sowlo: «Dieci anni de carriera e un beat nun l’ho mai pagato». Il contrasto attuale non è quindi solo una questione di talento, ma di prospettiva storica. Alla fine, entrambe le fazioni cercano di rispondere alla stessa domanda: come si fa a rimanere autentici quando tutto è già stato fatto? Chi decide cosa è nuovo? La risposta, fortunatamente per chi ascolta, non è unica. La salute di una scena musicale non si misura da quale delle due correnti vincerà, ma dal fatto che continuino a scontrarsi, costringendosi a vicenda a non sedersi mai.

Pubblicato per AWAL, con EXPERIMENTAL RAP Peggy tenta l’azzardo definitivo, tracciando una linea che evoca inevitabilmente i fantasmi dei pesi massimi del genere. Il parallelismo più immediato ed evidente è quello con il Kanye West del periodo d’oro. Se nel 2013 Ye, con le distorsioni estreme di Yeezus, si svestiva dei panni di semplice rapper per elevarsi a divinità, nel 2026 JPEGMAFIA compie un’operazione speculare ma aggiornata ai tempi: con il nuovo album si autoproclama l’unico e ultimo innovatore rimasto, il solo capace di sopravvivere alle macerie culturali della modernità.

Il legame con West, d’altronde, non è solo una suggestione data dal look – segnata dall’abbandono di colori e pantaloncini della discordia in favore delle atmosfere cupe di Donda e Vultures – ma una dichiarazione d’intenti a tutto tondo. Ye infesta letteralmente le tracce del disco, evocato attraverso citazioni dirette (Since I Met Ye è un bilancio amaro in cui Peggy si interroga su quanto di se stesso stia sacrificando per mantenere lo status di artista d’avanguardia) e, soprattutto, attraverso l’uso di campionamenti (Lights) che ne celebrano l’eredità artistica. Ma dove la provocazione di Kanye cercava la transizione verso lo status di icona pop globale e magnate della moda, la spinta di Peggy rimane fieramente e violentemente ostile, radicata in un’autarchia che rifiuta qualsiasi assimilazione.

Questa ostilità si traduce in una scelta sonora che devasta l’architettura classica del beat hip-hop: l’utilizzo massiccio, quasi ossessivo, delle chitarre. In EXPERIMENTAL RAP le sei corde smettono di essere un semplice abbellimento o un campionamento nostalgico e diventano la spina dorsale dell’intero lavoro. Peggy le usa come un’arma: troviamo riff distorti derivati dal noise e dal post-punk che squarciano la produzione, alternati a incursioni heavy metal, drone e persino arpeggi che sembrano fluttuare.

La chitarra, in questo contesto, ha una doppia funzione: da un lato accentua quell’attitudine punk e solitaria che separa Peggy dai suoi contemporanei legati al loop jazz e al campionatore tradizionale; dall’altro, consolida la sua pretesa di universalità. Nel momento in cui fagocita la chitarra elettrica, JPEGMAFIA non sta solo facendo rap sperimentale, sta fondendo l’intera storia della musica alternativa bianca e nera. Non è un caso che molti dei momenti più violentemente emotivi del disco (TSAR BOMBA) coincidano proprio con queste esplosioni rock (Babygirl), dove la tensione accumulata dalle metriche serrate culmina in un mix di feedback e distorsioni.

The Ghost of Emmett Till è un concentrato puro dello stile provocatorio, colto e spietato di JPEGMAFIA. Utilizzando la tragica storia di Till come fulcro politico, il brano traccia una linea netta tra il trauma razziale del passato e le ingiustizie odierne. Peggy si muove con disinvoltura tra la ferocia della denuncia sociale e l’arroganza dello street talk. Il risultato è un pezzo d’avanguardia aggressivo, l’arma perfetta per rivendicare il proprio status di re del genere.

Ma come spesso accade nei suoi album, JPEGMAFIA rilancia: The 1st Amendment è una traccia d’assalto ultra-compressa di appena ottanta secondi in cui usa la violenza e l’estetica dei meme di internet per demolire la politica mainstream. Il fulcro del brano ruota attorno alla figura di Charlie Kirk, usato sia come punchline visiva che ideologica. Il finale sposta l’asse dalla violenza fisica a quella tecnologica, un tema sempre più presente nei suoi dischi: «When your IP everywhere, how you gon’ live?». È un pezzo essenziale e privo di filtri che rivendica la totale libertà di parola promessa dal titolo, confermando l’approccio hardcore dell’intero album.

Tuttavia, sotto la corazza di feedback, cinismo politico e muri di chitarre distorte, EXPERIMENTAL RAP non rinuncia a mostrare le sue crepe. Non mancano infatti i momenti più riflessivi e dilatati, episodi in cui la frenesia iper-connessa rallenta per lasciare spazio a una lucidità quasi disarmante. È il caso di War over Land, dove la tensione bellica evocata dal titolo si stempera in una riflessione più intima e stratificata, dimostrando che l’autarchia di Peggy non è fatta solo di grida, ma anche di silenzi pesanti.

Questa doppia anima trova la sua sintesi definitiva nella traccia di chiusura, programmaticamente intitolata You will always lose money chasing women, but you will never lose women chasing money. Dietro il cinismo quasi brutale del titolo, preso in prestito dal pragmatismo della strada, si cela il perfetto epilogo concettuale del disco. È il momento in cui i rumori di fondo si spengono e rimane solo la consapevolezza del prezzo da pagare per la propria indipendenza: un finale disilluso ma coerente, che ribadisce come l’unica vera risorsa da non perdere mai sia la propria visione.

Oggi, essere sperimentali non significa più solo inventare un genere che non esiste. Significa decidere da che parte stare nella guerra tra l’umano e l’artificiale, tra la solitudine di internet e la crudezza della realtà. E in questa giungla, JPEGMAFIA preferisce correre da solo, con i suoi pantaloncini da Muay Thai e le sue imperfezioni, piuttosto che farsi addomesticare.