Nel 1979, i Buggles decretavano con piglio nostalgico che il video avrebbe ucciso le stelle della radio. Nel 2026, lo scenario si è capovolto in modo pericoloso: è la musica a rischiare grosso, ridotta a sottofondo intercambiabile per ascoltatori distratti. Nella primavera del 2026, il video di STORM – diretto da Romain Gavras, coreografato da Damien Jalet e interpretato dal rapper Yung Lean – è diventato un enorme successo virale su TikTok e Instagram. Ma lungi dall’oscurare la musica, la straordinaria potenza visiva della clip ha agito come un salvagente: ha imposto agli ascoltatori di fermarsi e guardare, spingendoli ad ascoltare davvero l’intero album d’esordio dei GENER8ION, Love & Tears, pubblicato il 12 giugno per Iconoclast Music.
Dietro la sigla GENER8ION opera un sodalizio artistico consolidato, capace di far coesistere musica, cinema, design e coreografia all’interno di un unico ecosistema espressivo. I due protagonisti della collaborazione si dividono i ruoli in perfetta complementarietà: Benoît Heitz, noto fin dalla metà degli anni ’00 con lo pseudonimo di Surkin, cura l’aspetto sonoro del progetto; Gavras, regista francese tra i più influenti della sua generazione, ne cura l’immaginario visivo.
Surkin vanta un percorso illustre nell’elettronica transalpina. Dai primi lavori french house, passando per i DJ set di culto ai Coachella dei tempi d’oro, Heitz ha saputo rimodellare costantemente la propria estetica. Nei GENER8ION egli abbandona la classica struttura dell’elettronica per farsi compositore di paesaggi sonori complessi, capaci di evocare tensioni generazionali.
Dal canto suo, Romain Gavras porta nel progetto una cifra stilistica inconfondibile, già impressa nella storia del videoclip grazie a capolavori provocatori come Stress dei Justice o Bad Girls di M.I.A... I due artisti lavorano in una modalità organica di costante scambio reciproco, dove la musica e l’immagine si influenzano fin dalle primissime fasi di sviluppo in studio. Per finanziare produzioni visive complesse e prive di un reale ritorno commerciale nell’attuale mercato discografico, Gavras dirige campagne pubblicitarie per l’alta moda, per poi reinvestire le risorse nel progetto GENER8ION.
Il viaggio all’interno dell’album si apre con God Hates Space, un brano realizzato in collaborazione con la cantante e rapper statunitense 070 Shake. Il titolo dice già tutto: è un pezzo cupo, claustrofobico, dove la voce di Shake si muove dentro synth distorti e respingenti. Heart of Blue sposta il focus sulle texture sonore classiche di Surkin, funzionando come una discesa emotiva dopo la violenza del brano d’apertura, e ha tutto ciò che serve per essere uno dei pezzi elettronici dell’anno.
Il legame tra la componente sonora e quella visiva trova la sua massima espressione in Visions of 2034, la prima grande mostra del duo allestita negli spazi del 180 Studios a Londra, inaugurata in contemporanea all’uscita dell’album. Gavras e Surkin rifiutano la classica iconografia fantascientifica incentrata su robot avveniristici e astronavi scintillanti, focalizzandosi piuttosto sulle distorsioni della quotidianità e sulle risposte comportamentali delle nuove generazioni di fronte al collasso ecologico e sociale.

Il dittico visuale e sonoro di Storm I e Storm II incarna perfettamente la tesi centrale del progetto. Diviso in due parti speculari ma emotivamente opposte, il brano e i relativi video non raccontano la fine del mondo con i toni epici del cinema catastrofico, ma attraverso la lente ordinaria, annoiata e inevitabilmente ribelle dell’adolescenza.
Storm II è il vero e proprio inno del progetto. Il brano si apre con un ritmo incalzante e maestoso, una produzione che Surkin definisce «musica da stadio». Su questa base elettronica si innesta la voce di Yung Lean, il quale interpreta la melodia con il suo classico tono sgraziato, ma nostalgico ed epico al tempo stesso. Il contrasto tra i sintetizzatori di Surkin e l’interpretazione emotiva di Lean conferisce al brano una tensione drammatica formidabile, traducendo in suono l’energia disperata della giovinezza.
Al contrario, Storm I accentua le componenti industriali e techno più spigolose della produzione di Heitz. Il battito si fa ossessivo, arricchito da suoni diegetici fragorosi che richiamano i rumori ambientali del video (vetri infranti, grida, estintori scaricati nei bagni della scuola). La traccia descrive sonoramente un’anarchia giovanile priva di controllo adulto. Il video associato, ambientato in una fatiscente scuola maschile di Leeds nel 2034, attinge a una ricca tradizione cinematografica e letteraria. In Francia la clip ha scatenato le ire della destra nazionalista a causa di una scena in cui Yung Lean disegna un cazzo su una cartina geografica, proprio in corrispondenza dello stato francese. Anche durante l’apocalisse, insomma, i ragazzi continueranno a fare i ragazzi.
Questo concetto viene ripreso in Neo Surf, traccia del 2021 che diede il via al progetto visivo e inclusa con pieno merito in Love & Tears. Nel video di Gavras, girato nelle cave di marmo abbandonate di Atene, vediamo un gruppo di adolescenti che fanno surf e corrono su hoverboard rudimentali in un paesaggio industriale devastato, con la voce di 070 Shake – dal celebre timbro a metà fra il sacrale e l’urban – a fare da sfondo.
La title track vede invece una collaborazione con Yannis Philippakis (frontman dei Foals). La sua voce, solitamente prestata a un rock math e muscolare, qui viene immersa in un bagno di synth. Nel videoclip, questo pezzo accompagna una sequenza con l’attrice Charlize Theron: vediamo solo la sua faccia in primo piano mentre reagisce a qualcosa (di spaventoso o bellissimo) che noi non possiamo vedere. Il risultato è la perfetta sintesi dell’album: un’emotività quasi urlata che si fonde con la freddezza sonora.
Se vi capita di passare da Londra entro il 26 luglio, l’invito è quello di scendere nei sotterranei del 180 Studios per visitare la mostra Visions of 2034. Sarà l’occasione perfetta per vivere dal vivo l’incredibile mondo immaginato dal duo. Love & Tears dimostra che il video non ha ucciso la musica, ma l’ha protetta e valorizzata, restituendo all’album la sua dignità di opera d’arte totale.

