«È stata una serata strana». Con queste parole Gabriele Tura, in arte GattoToro, si è lasciato Torino alle spalle. D’altronde, nelle poche ore che ha trascorso in città, il cantante si è fatto prima coccolare da Marylin, in arte Mary, una delle anziane signore della galleria Umberto I, e poi ha dato dello sbrirro a un netturbino del mercato di Porta Palazzo, venuto a controllare la solidità del freno a mano della strana automobile su cui era salito. Ma d’altronde chi non sarebbe salito in piedi sui sedili di una macchina sbucando dal tettuccio per un’ultima serenata chitarra e voce ai passanti con il cicalino della retromarcia delle ruspe come sottofondo? Insomma, è stata in effetti una serata molto strana, ed è iniziata con queste domande qui.
Il tuo album si intitola Quanti amori che ho, nessuno che capisca un accidente. Cosa dovrebbe capire secondo te sull’amore chi ascolta il tuo album?
Niente direi, se aveva dei dubbi sull’amore non solo li mantiene ma li decuplica. Al massimo guardare e non imparare. Mi raccomando.

Il tuo nome d’arte da solista è il nome del gatto morto di una tua amica e nell’album ci sono canzoni come Mille modi idioti di morire o Ragazza Pacciani che trattano, seppur in modi diversi, anche il tema della morte. Ti crea più problemi l’amore o la morte?
Dovrebbero terrorizzarmi entrambi. Purtroppo l’amore non mi terrorizza e questo forse è uno dei motivi per cui la mia vita va spesso rotoli. Dovrebbe farmi molto più paura di quanto non me ne faccia. Della morte ho molta paura ma, guardando come mangio, quante ore dormo o la scarsissima attenzione che do all’attività fisica e al mio corpo, mi comporto come se non ne avessi, però ne ho molta.
A me questo album piace, ma, a giudicare dalla copertina, sembra che tu voglia dire ai tuoi ascoltatori che sia un po’ unacagata. Ci spieghi un po’ com’è che hai deciso di mettere un cesso sulla copertina del disco?
Allora, in realtà io sono abbastanza fissato sulle cose di musica che mi riguardano. Seguo tutto io perché sono fissato, devo avere il massimo controllo anche sul font del retro copertina, mi disegno le magliette da solo, insomma sono proprio un maniaco del controllo. La copertina invece è stata lasciata al caso. Un giorno stavo passeggiando sotto casa mia, a Milano, e stavo pensando alla copertina. Avevo un sacco di idee ma nessuna che mi gasasse. A un certo punto mi trovo un cesso sul marciapiede, proprio un cesso completo. Lo fotografo, reazione di qualsiasi essere umano nel 2025. Gli faccio varie foto, tra l’altro non so perché. Poi faccio le mie cose e tre o quattro ore dopo torno a casa e mi trovo lo stesso cesso sul pianerottolo del quarto piano fuori dall’ascensore. Ho scattato la foto anche alla nuova location e poi ha detto questo è il destino: questa è la copertina del disco.
Al massimo vuol dire che se non piace l’album sarà merda d’autore.
Esatto, insomma, almeno se mi dovete odiare non vi faccio fare fatica. Ecco.
Allora dicci, qual è la cosa più stupida che hai fatto scrivendo quest’album?
Decidere di scrivere una canzone il giorno di San Valentino, registrarla e convincere una persona a venire al concerto in cui l’ho suonata per la prima e ultima volta dal vivo. Ho registrato la canzone dal vivo, l’ho messa nel vinile e poi ovviamente mi ha lasciato. Ho deciso di tenerla lo stesso, ma non so se sia stata una cosa stupida, ormai erano già stampati quindi non ho avuto molta scelta. Però diciamo che è un ottimo modo in realtà per chiudere un disco, anche proprio a livello concettuale.

Dicci una piccola bugia.
Una piccola bugia è che non ho almeno un’altra ventina di canzoni pronte e che quindi, anche se avevo detto che mi sarei fermato, temo che continuerò a fare musica come GattoToro. Sono tutte brutte però.
Dall’album si capiscono varie cose tra cui che sei una persona romantica. Domani il tuo album compie un mese come festeggerai questo mesiversario?
La forma del vinile mi porterebbe a dare una risposta molto volgare ma non voglio essere troppo strano. Anzi, no fanculo, il vinile ha un buco apposta.

