L’organizzazione del Gogobo è stata impeccabile: gli ingressi sono stati gestiti in modo fluido, evitando le lunghe code che spesso caratterizzano eventi di questa portata. La disposizione delle aree era ben studiata: tre palchi principali, ognuno dedicato a un genere musicale diverso, permettevano al pubblico di godersi le esibizioni senza sovrapposizioni. Le aree ristoro, con una vasta selezione di cibi e bevande locali e internazionali, erano posizionate in modo strategico, garantendo facile accesso senza creare affollamenti.
Il festival ha offerto un mix di artisti affermati e nuove promesse, accontentando fan di lunga e semplici i curiosi, in cerca di nuove scoperte. La performance dei The Notwist è stata uno dei momenti più attesi della serata: con un set emozionante e nostalgico, la band ha saputo coinvolgere un pubblico vecchio e nuovo dall’inizio alla fine. Anche i giovanissimi Leatherette, con il loro stile unico e l’energia trascinante, hanno regalato un live fuori dagli schemi, riconfermandosi la next big thing bolognese che già conoscevamo. Una bella sorpresa anche i francesi Oracle Sisters, che con la loro performance bohemienne e sognante hanno incantato il pubblico presente.





















