C’è un momento, nel percorso musicale e artistico di Mac Miller, in cui le cose cominciano a rallentare. Il rap perde il suo posto centrale, la voce si fa più morbida, le canzoni lasciano entrare il jazz, il soul, il funk, e l’amore diventa abbastanza grande da contenere tutto il resto. È il momento di The Divine Feminine, il disco in cui Miller sembra smettere di cercare una definizione e comincia a cercare una forma.
Dieci anni dopo, quella forma si allarga. La nuova edizione dell’album, uscita il 2 ottobre, aggiunge tre brani provenienti dalle ultime sessioni di registrazione: Butterflies, rimasta per anni nella memoria degli ascoltatori attraverso le versioni non ufficiali, e due inediti, Grand e Channel 13. Sono canzoni rimaste fuori dal disco, ma non dal suo mondo. Ascoltarle oggi significa tornare a quel punto preciso in cui Mac Miller stava ancora scoprendo quanto potesse essere grande lo spazio dentro una canzone.
The Divine Feminine è il disco in cui quella scoperta diventa visibile a tutti. L’amore non è soltanto il tema: è il principio attorno a cui l’artista cambia il proprio modo di scrivere. Canta di più, lascia respirare gli strumenti, attraversa rap, R&B, soul e jazz senza curarsi troppo dei confini. Dopo GO:OD AM, dove la tecnica e il rap occupavano il centro della scena, qui sembra interessargli soprattutto ciò che accade quando quel centro smette di essere necessario.
È anche per questo che, riascoltandolo oggi, Swimming – album del 2018 che porterà ancora di più verso una dimensione introspettiva, tra rap, soul e jazz – sembra meno lontano. Non perché i due dischi suonino allo stesso modo, ma perché condividono la stessa idea di libertà: quella di poter seguire una melodia invece di una rima.
Le tre canzoni aggiunte per il decennale appartengono a questo movimento. Butterflies, in particolare, sembra quasi aver aspettato dieci anni per trovare il posto che le spettava. Per molto tempo è stata una canzone conosciuta senza essere davvero ufficiale, una presenza laterale nella discografia di Miller. Ora entra nel disco e non lo interrompe: lo continua. Grand e Channel 13 fanno lo stesso, aggiungendo altre due sfumature a un album che, forse più di ogni altro, raccontava un artista mentre stava ancora diventando sé stesso. Il loro valore sta forse meno in quello che aggiungono all’album che in quello che confermano dell’artista che lo stava costruendo.
E qui il discorso si allarga inevitabilmente oltre The Divine Feminine. Perché questa nuova edizione arriva dentro una gestione dell’eredità di Mac Miller che comincia ad avere una sua grammatica. L’anno scorso era toccato a GO:OD AM: dieci anni dopo l’uscita, anche quel disco è tornato con tre brani risalenti alle sessioni originali. Un anniversario diventa così l’occasione per riaprire una porta sull’archivio, recuperare materiale già circolato o rimasto inedito e dargli finalmente una forma ufficiale.
È una logica diversa da quella dell’album postumo Circles (2020). In quel caso il materiale apparteneva ancora a un progetto in divenire, che Jon Brion ha completato dopo la morte di Mac Miller trasformandolo nel seguito naturale di Swimming. Diverso ancora il caso di Balloonerism (2025) che appartiene, invece, a un’altra zona del suo percorso: un album più vecchio, rimasto fuori dalla discografia ufficiale e recuperato quando aveva già assunto una vita propria nell’immaginario dei fan. Sono tre modi diversi di fare i conti con ciò che resta: completare un disco interrotto, restituire alla luce un progetto rimasto nell’archivio, oppure tornare sui dischi già pubblicati e allargarli attraverso le loro sessioni. Ed è quest’ultima possibilità a diventare sempre più riconoscibile.
C’è qualcosa di coerente nel lasciare che il materiale venga fuori seguendo le epoche creative a cui appartiene, invece di assemblare una seconda carriera postuma senza una direzione precisa. Ma proprio per questo la ripetizione della formula pone una domanda: quanto può durare un’eredità costruita tornando periodicamente nello stesso archivio? Quanto a lungo una canzone già ascoltata, un inedito recuperato, una nuova edizione possono continuare ad aggiungere qualcosa a una storia che, almeno nella sua parte principale, si è già conclusa? The Divine Feminine offre una risposta parziale. Queste tre canzoni non cambiano il disco, anche perchè non ne hanno bisogno. Non correggono la traiettoria di Miller e non ne rivelano una versione definitiva. La rendono appena più nitida. Butterflies, Grand e Channel 13 sembrano arrivare da quella stessa stanza del 2016 in cui Mac Miller stava provando a capire quanto potesse allargarsi la sua musica senza perdere la propria identità.

