Due ragazzi stanno correndo a perdifiato tra le vie di Edimburgo. Sono entrambi emaciati, sporchi, con i vestiti logori; fuggono come se avessero il loro incubo peggiore alle calcagna, senza guardarsi indietro, ma con gli occhi colmi della stessa eccitazione febbrile di un bambino, fiero della marachella appena combinata. In sottofondo, le mitragliate della batteria accompagnano ogni loro passo, mentre la voce gracchiante di Iggy Pop si intreccia con quella fuori campo del protagonista Renton, impegnato a demolire, con velenoso sarcasmo, i valori della società borghese e consumistica degli anni Novanta.
Quella appena descritta è la scena iniziale di Trainspotting: l’adattamento di Danny Boyle per il grande schermo dell’omonimo romanzo di Irvine Welsh regala al pubblico, tra le altre cose, una colonna sonora sfavillante, con la Lust for Life dell’Iguana a renderne ancora più memorabile il frenetico prologo, in uno dei più celebri esempi di needle drop di tutta la cultura pop.
Ma che cos’è un needle drop? Si tratta dell’inserimento di un brano di musica popolare preesistente all’interno di un’opera audiovisiva: un oggetto “estraneo”, fornito di una propria storia e di un proprio bagaglio culturale, catapultato in un contesto narrativo del tutto nuovo. D’altronde, come già osservava nel 1995 il critico cinematografico Mark Kermode, la musica pop al cinema sa fare molto più che da semplice sottofondo: «può accompagnare, fare da contrappunto o commentare in modo ironico il lavoro visivo dei registi […]. Può creare un’immediata collocazione d’epoca, stabilendo con pochi accordi azzeccati un ambiente autenticamente ricco, attinto da oltre cinque decenni di storia sociale».
Il needle drop, dunque, non fa parte della colonna sonora composta appositamente per una determinata opera, così come non è identificabile in quanto tale una canzone realizzata ad hoc – ad esempio, May It Be di Enya per la trilogia de Il Signore degli Anelli –. Ma quando, in uno dei momenti più celebri di Pulp Fiction, la versione degli Urge Overkill di Girl, You’ll Be a Woman Soon risuona tra le pareti della casa di Mia Wallace (Uma Thurman) mentre quest’ultima sta andando in overdose, ci troviamo proprio di fronte a un caso da manuale.

Per analizzare il funzionamento dei needle drop, occorre innanzitutto tracciare una distinzione di base tra musica diegetica e musica extradiegetica. Quando si parla di musica diegetica, il brano esiste all’interno del mondo fittizio descritto nella narrazione. I personaggi lo possono ascoltare, in quanto proveniente da una radio, un jukebox, una band impegnata a suonarlo o da un impianto stereo, come nel caso di Mia Wallace nella già citata scena di Pulp Fiction. Un altro esempio molto famoso di needle drop diegetico si trova in Almost Famous di Cameron Crowe: quando il chitarrista degli Stillwater Russell Hammond – interpretato da Billy Crudup – sale sul tour bus con la coda tra le gambe dopo una nottata di bravate, l’atmosfera è pesante a causa dei continui attriti tra i membri del gruppo. Ma non appena le note di pianoforte che introducono Tiny Dancer iniziano a diffondersi dall’autoradio del veicolo, la tensione cede il passo a un toccante momento di comunione, che culmina con l’intero autobus intento a cantare a squarciagola il ritornello insieme alla voce di Elton John.
Il termine musica extradiegetica è utilizzato, invece, quando il needle drop esiste al di fuori della realtà dell’opera, risultando udibile al solo spettatore. Lo scopo è aiutare quest’ultimo a contestualizzare ciò che accade sullo schermo a livello emotivo e intellettuale con maggiore efficacia, agendo come una «mano invisibile», per utilizzare le parole della teorica della musica da film Claudia Gorbman. Rispetto alla colonna sonora originale, il needle drop extradiegetico si posiziona, non senza una certa sfacciataggine, in primo piano nel mix audio, imponendosi all’attenzione del pubblico. Ce n’è uno decisamente emozionante in Il lascito dei Jordan, la settima puntata della recentissima serie supereroistica di DC Studios Lanterns. Nel flashback che apre l’episodio, vediamo il protagonista Hal Jordan, bambino, avere un intenso dialogo con il padre Martin, mentre Father to Son dei Queen irrompe sulla scena amplificando la carica emotiva del momento, con il risultato di rendere ancora più solenne il passaggio di consegne tra le due generazioni.
Assoluto maestro dei needle drop extradiegetici è Martin Scorsese. Il regista italoamericano costruisce l’atmosfera dei suoi film non con uno score tradizionale, ma appoggiandosi a un’accurata selezione di grandi successi degli anni Sessanta e Settanta, che nelle sue mani assumono un significato simbolico che va ben oltre quello letterale della canzone. La sua specialità è l’utilizzo della musica come strumento per indagare il punto di vista soggettivo dei personaggi: in Mean Streets, per esempio, Jumpin’ Jack Flash dei Rolling Stones viene utilizzata non tanto per mostrare la coolness di Johnny Boy – un monumentale Robert De Niro – dal punto di vista oggettivo del narratore onnisciente, quanto per far entrare il pubblico nella testa del protagonista Charlie Cappa (Harvey Keitel), il cui sguardo è la lente con la quale viene descritta l’entrata in scena del personaggio di De Niro.
Come dichiarato dallo stesso Scorsese in un’intervista del 1990 per il Boston Globe, la musica deve raccontare la scena in maniera “obliqua”, aggiungendo elementi nuovi al racconto senza limitarsi a illustrare ciò che è già visibile sullo schermo. Emblematica in questo senso è la coda strumentale di Layla di Derek and the Dominos, inserita sulla sequenza dei cadaveri dei mafiosi di Quei bravi ragazzi: un tema malinconico in chiusura di una traccia rock travolgente, a simboleggiare la fine dell’età dell’oro del gruppo di protagonisti.
Dalla parte opposta della barricata troviamo invece Quentin Tarantino, che impiega la musica extradiegetica come un commento d’autore oggettivo, lucido e consapevole. La presenza in C’era una volta a… Hollywood di Out of Time dei già citati Stones non serve semplicemente a contestualizzare la narrazione nel periodo storico di riferimento, ma è il segnale che il tempo a disposizione sta per finire, facendo divergere la quasi favolistica ultima mezz’ora di film dalla tragica realtà storica di Sharon Tate, interpretata qui da Margot Robbie.

Tarantino è anche un attento utilizzatore dei needle drop diegetici allo scopo di creare uno sfasamento tra la spensieratezza della musica e la violenza estrema che invade la scena. Come quando, in una delle più famose sequenze di Le iene, il sadico Mr. Blonde (Michael Madsen) tortura un poliziotto con il sorriso sulle labbra ballando al ritmo di Stuck in the Middle with You degli Stealers Wheel. Un espediente diventato un classico del cinema postmoderno, che ritroviamo infatti in film come American Psycho, adattamento di Mary Harron del romanzo scritto da Bret Easton Ellis. Qui, il protagonista Patrick Bateman (Christian Bale) non si fa mancare il piacere di ascoltare Hip to Be Square di Huey Lewis and the News mentre massacra il povero Paul Allen di Jared Leto.
Non si può non citare il lavoro sulla musica diegetica svolto da James Gunn. Al pari di Scorsese e Tarantino, il regista americano sceglie di caratterizzare l’atmosfera dei suoi film e serie TV con vere e proprie chicche sonore, atte a contestualizzare la scena e la psicologia dei personaggi. Nel recente Superman, mentre il Mr. Terrific impersonato da Edi Gathegi è impegnato in una rissa con gli scagnozzi di Lex Luthor a guardia del portale dimensionale, la giornalista Lois Lane (Rachel Brosnahan) viene protetta da un campo di forza che le fa vivere il combattimento da una prospettiva quasi esterna. Lo spettatore riesce a immedesimarsi in quella stessa prospettiva nel momento in cui 5 Years Time di Noah & the Whale si emancipa dal suo ruolo di semplice brano ascoltato dai miliziani per guadagnare improvvisamente il centro del mix. Questa transizione di stato tra diegetico ed extradiegetico è una delle più raffinate tecniche di utilizzo della musica nel cinema moderno e contemporaneo, che possiamo apprezzare, tra gli altri, in film come Zodiac di David Fincher, L’ultimo contratto di George Armitage e The Pusher di Matthew Vaughn. Tornando a Gunn, merita sicuramente una menzione anche il celebre Awesome Mix del primo Guardiani della Galassia, che rappresenta l’unico cordone ombelicale che lega ancora l’esiliato spaziale Peter Quill (Chris Pratt) alla madre e alla sua infanzia sulla Terra.
Abbiamo quindi visto che, se usato con maestria, il needle drop può essere uno strumento decisivo nel rendere una sequenza cinematografica memorabile, in grado, nei casi più riusciti, di farla entrare stabilmente nell’Olimpo della cultura pop. La sua gestione non è però ovviamente esente da criticità, le quali, se non considerate con attenzione, possono creare un effetto diametralmente opposto a quello desiderato.
Il primo rischio è quello di cadere nel cliché: uno dei più riconoscibili è quello dei personaggi, solitamente un po’ nerd o del tutto inoffensivi, che si atteggiano da duri con un brano hip-hop in sottofondo, a evidenziare il contrasto tra la loro natura mite e il presunto momento badass. Introdotto nel 1999 nella commedia Impiegati… male! diretta da Mike Judge, questo espediente è presto diventato un caposaldo della comicità americana per tutto il decennio successivo, finendo poi per essere abusato e percepito come scontato.
Allo stesso modo, è bene fare attenzione al bagaglio culturale che il brano scelto porta con sé: sbagliare il contesto può portare a cortocircuiti di significato indesiderati, così come l’utilizzo di needle drop legati indissolubilmente a opere audiovisive precedenti. Caro Zack Snyder, per quanto sia un omaggio voluto, se decidi di utilizzare La cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner nel tuo Watchmen, è molto probabile che la mente di chi guarda venga trasportata immediatamente alla ben più celebre sequenza di Apocalypse Now, ambientata anch’essa durante il conflitto in Vietnam!

In ultimo, è buona norma evitare di essere eccessivamente didascalici: inserire una canzone popolare solo perché il titolo o il testo richiamano in modo letterale ciò che accade a schermo è un approccio pigro, che rende il commento musicale superficiale, privo di vero spessore narrativo.
In conclusione, come si costruisce il needle drop perfetto? È un’arte raffinata e sottile, che prevede di trovare il punto d’incontro tra l’intento del regista e la psicologia dei personaggi, al di là delle dinamiche commerciali o della tentazione di creare l’ennesimo instant meme. Come dimostra la sequenza finale del primo Matrix, dove la scelta di Wake Up dei Rage Against the Machine risuona sia come colonna sonora potente, sia come metafora del risveglio di Neo (Keanu Reeves) contro le macchine, il segreto forse sta nella capacità di elevare un frammento della cultura pop allo status di vero e proprio motore della narrazione. Un elemento in grado di non oscurare l’immagine, ma di raccontare con onestà la visione dell’autore. Con il risultato che, riascoltando per caso quel brano in radio o in playlist a distanza di anni, la nostra mente proietterà sempre e soltanto quel singolo fotogramma.

