In (quasi) tutta Europa, giugno è riconosciuto come il mese del Pride, il mese dell’orgoglio di migliaia di ragazzi e ragazze che scendono in piazza per lottare contro una società che non li rappresenta, contro i limiti e le etichette che questa impone, per i diritti che ancora non vengono riconosciuti. È un movimento nato dal basso, di cui però si sente parlare spesso solo un mese all’anno.
E non può essere un caso che il tour estivo di Francesca Calearo, in arte Madame, parta esattamente a ridosso della fine del Pride Month, come per prolungare quelle emozioni. Lei che è, indiscutibilmente, una delle paladine di questa estetica, per la sua capacità innata di parlare della propria sessualità in modo diretto, senza filtri e senza remore.
Madame arriva al Flowers Festival di Collegno, nel suggestivo scenario del Parco della Certosa Reale, in una serata torrida, con l’aura di essere una delle artiste più influenti e schiette d’Italia, fresca anche della recente candidatura di Disincanto – il suo ultimo disco, uscito dopo tre anni di silenzio – alla Targa Tenco per l’album dell’anno. E infatti, il pubblico del Flowers è lì solo per lei: non c’è apertura, solo attesa per l’ingresso in scena della cantante vicentina.
Madame si presenta sul palco con qualche minuto di ritardo, con look total black, comparendo da dietro un telo bianco su cui vengono proiettate le barre più famose dell’artista. Sul palco con lei il fidato Nicolas Biasin – Bias, il suo storico produttore – alla consolle e all’elettronica, e Luca Narduzzi alle chitarre e alla tastiera.
L’apertura del concerto è dedicata alla presentazione del nuovo album, da Ok a Disincanto, passando per Puttana Svizzera, che vede l’incursione sul palco di 6occia.
Nel pubblico ci sono ragazze che si commuovono cantando le barre della rapper. C’è una forma di attaccamento personale per i pezzi, che permettono al pubblico di parlare della propria sessualità a testa alta. Non è un pubblico che conosce i pezzi a memoria in maniera passiva, ma che si riconosce in essi, che li vive, che li rende la colonna sonora della propria vita. A questo pubblico va perdonato anche l’utilizzo smodato dei telefoni, usati per riprendere quasi integralmente il concerto della cantante.
È un live che però lascia poco spazio alla fantasia: Madame è un animale da palcoscenico, salta da destra a sinistra riuscendo comunque a chiudere tutte le rime senza nessun aiuto – neanche per le doppie –. L’unico appunto tecnico risiede nell’eccessivo utilizzo di basi preregistrate, che immergono il pubblico nell’immaginario rap ma che alla lunga risultano poco autentiche.
C’è spazio anche per alcune canzoni de L’Amore – l’album con cui l’artista veneta è diventata popolare in tutta Italia – e in particolare per Pensavo a…, il famoso skit.
Prima di esibirsi, Madame chiede se ci siano ragazzi o ragazze in età adolescenziale tra il pubblico, perché probabilmente quella canzone non è particolarmente adatta alla loro età. Ma basta guardarsi attorno per capire che la realtà è un’altra: gli adolescenti ci sono, e quella canzone è perfettamente riconoscibile anche a loro, verso dopo verso. E allora viene spontaneo chiedersi: siamo sicuri che le canzoni di Madame non possano essere parte di un’ora di educazione sessuo-affettiva? In un paese in cui l’argomento resta tabù nelle scuole, Madame è una delle poche artiste capaci di parlare alle nuove generazioni di sessualità senza moralismo e senza giudizio, riuscendo a farsi ascoltare meglio di tanti programmi ministeriali. La domanda, caro Valditara, nasce spontanea.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche il momento confessionale, in cui l’artista chiede al pubblico di urlare i propri segreti più reconditi. Succede così che una figlia scopra, in diretta, che la madre è bisessuale; che una studentessa (era davvero necessario inquadrarla?) racconti della relazione avuta con una professoressa, che poi l’ha tradita; che qualcuno condivida un coming out arrivato a 36 anni.
Il pubblico vede Madame quasi come una sessuologa gratuita, una figura a cui affidare senza timore i propri segreti più intimi, e Francesca gestisce il ruolo con ironia, competenza e senza mai lasciarsi andare al giudizio: il concerto smette di essere uno spettacolo performativo per diventare una confessione collettiva.
La seconda parte dello show è dedicata interamente alle restanti tracce di Disincanto. La parte finale è invece affidata ai grandi successi, da L’Anima a Il bene nel male, passando per Marea, fino a chiudere con il bis di Ok.
Uscendo dal Parco della Certosa Reale, la sensazione non è solo quella di aver assistito a un grandioso concerto di una grande performer, ma di aver visto una persona straordinaria salire su quel palco per farsi guida del proprio pubblico. Un concerto che è stato valvola di sfogo per urlare la propria sessualità e la propria identità, uno spazio in cui certe parole si possono finalmente pronunciare ad alta voce.
Caro Valditara, vada a un concerto di Madame, si guardi intorno, guardi i volti illuminati delle persone che urlano i propri segreti senza vergogna. Perché proprio non si capisce dove sia la scabrosità di parlare liberamente di certi argomenti, che sia nel buio di un festival estivo o tra i banchi di scuola.






























