Crede molto nel potere del live come più autentica e reale forma di pubblicità Alessandro Feruda, in arte Faccianuvola e le due serate consecutive sold out all’Hiroshima Mon Amour sembrano dargli del tutto ragione.
Il cantante, autore e produttore classe 2002, è un tipo di poche parole e lascia infatti ai suoi conterranei Merli Armisa l’onere e l’onore di rompere il ghiaccio. Merli Armisa è il progetto musicale di Michele Boscacci, originario di Sondrio e classe 1996, che si presenta sul palco con una full band di insolita formazione, che unisce alle classiche chitarre e synth suonate da Marco Bello, basso di Andrea Ceddia e batteria di Lorenzo Mazzotta il sax di Adalberto Valsecchi. Ed è proprio questo che contribuisce in modo peculiare a dare un tono sognante alle sonorità difficili da incasellare ma che bazzicano nella zona grigia tra l’alternative rock e il grande mondo dell’elettronica.
Su quest’onda di progressivo, delicato e piacevole distacco dalla realtà sale sul palco Alessandro Feruda, il quale inizia a presentarsi al suo pubblico intonando come prime parole «Dio del cielo», rimarcando il mondo ultraterreno in cui accompagnerà il pubblico nell’ascolto delle tracce del suo nuovo album Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù.
Faccianuvola è un one man show che si fa accompagnare, però, fin dall’inizio da uno studiato utilizzo delle luci e soprattutto dei visual alle sue spalle, opera di Alessia Lottosullalilla. Non sembra infatti per niente scontata la scelta di partire con immagini e video in bianco e nero, che prendono progressivamente colore man mano che l’anima elettronica da produttore inizia a prendersi spazio sul palco.
Del tutto assenti invece i visual nel momento centrale del concerto, in cui l’elettronica lascia del tutto spazio all’anima classica di Feruda, la cui familiarità con le tastiere risale addirittura all’infanzia, considerando i suoi primi approcci al pianoforte a soli 5 anni. Il cantante infatti esegue in acustico Fiori/Posto sbagliato, brano prodotto in collaborazione con il progetto palermitano Fenoaltea, rinunciando completamente al supporto visivo e concentrando così tutta l’attenzione del pubblico sulla musica e in particolare sulla potente delicatezza delle parole e della loro attenta scelta. Sul finale del momento più raccolto e romantico della serata sale sul palco anche Rareş, munito di chitarra con la quale accompagna Faccianuvola nell’esecuzione di Agosto.
Questa sorta di aura delicata si espande in realtà anche oltre i confini di questo breve momento più intimo. Lo spirito elettronico, che la fa da padrone nel resto della serata, non per ultimo con un omaggio ai Pop X, viene infatti addolcito dai testi e questo incontro di diverse prospettive viene percepito anche al pubblico che si lancia sul finale in un pogo molto posato rispetto agli standard del genere.
La frase proiettata in apertura del concerto alle spalle di Faccianuvola «Qual è il punto più lontano che riesci a vedere», sembra in fin dei conti quasi un auspicio al brillante futuro di questo eclettico musicista. La capacità di unire uno spirito cantautorale attento alla scelta delle parole ad uno più sperimentale e futurista che vive computer e autotune non come imitatori di suoni esistenti, ma come strumenti per aprire le porte a nuovi mondi, sembra una caratterista propria di chi sposta molto lontano il proprio orizzonte. Un sollievo per una gioventù che, almeno stasera, non è sembrata troppo disperata.

























