Quando arriva gennaio diventa inevitabile sentire parlare di Blue Monday: campagne pubblicitarie, post su Instagram, l’omonima canzone dei New Order a ripetizione su ogni piattaforma. Ma che cos’è davvero questo evento?
Il Blue Monday è un giorno — il terzo lunedì di gennaio — simbolicamente riconosciuto come il giorno più triste dell’anno. La sua origine risale al 2005, anno in cui lo psicologo britannico Cliff Arnall creò una formula per calcolare il periodo emotivamente più difficile dell’anno solare attraverso l’uso di diverse variabili: meteo, bassa motivazione, debiti, festività. Da questa formula è emerso che il giorno incriminato è, più o meno, il terzo lunedì di gennaio, poiché cade in un periodo in cui i debiti natalizi iniziano a farsi sentire, così come il rientro dalle festività, i buoni propositi falliti e il clima gelido e grigio.
Ovviamente questo calcolo non ha nulla di scientifico dal momento che non sono stati fatti dei veri studi clinici, ma è più che altro una convenzione sociale, tant’è che anche l’Università di Cardiff — collegata ad Arnall — si è distaccata da questa teoria, classificandola come una trovata pubblicitaria. E in effetti la pubblicità c’entra eccome, perché questo fantomatico studio è stato affidato allo psicologo da una compagnia aerea britannica, la Sky Travel, come strategia di marketing per aumentare le vendite dei biglietti aerei nel mese di gennaio, convincendo le persone che, in un momento di tale sconforto, una piccola vacanza rappresentava proprio ciò di cui avevano bisogno.
Al netto del marketing e del simbolismo, nel Blue Monday si cela comunque un fondo di verità. Dicembre e gennaio non sono mesi facili per tutti, le vacanze di Natale passate in famiglia possono rappresentare, per alcuni, dei momenti difficili a causa di conflitti e aspettative familiari non soddisfatte. Per altre persone invece è proprio gennaio lo scoglio più grande, sia per il fattore meteorologico — mese freddo, grigio e immobile —, sia per quello economico.
Quando siamo presi dalla tristezza, la musica triste rappresenta un ottimo modo per esorcizzare e non sentirci soli. Essa ci aiuta a tirare fuori emozioni bloccate, stimola il rilascio di prolattina e ossitocina e, incredibilmente, trasmette quella sensazione di sollievo tipica di quando piangiamo. Per immergerci in questo clima simbolicamente triste e superare il mese di gennaio ecco qui tre album che sono degli ottimi compagni di viaggio quando si parla di tristezza e malinconia. Buon ascolto.
1) Bon Iver – For Emma, Forever Ago
Un album sussurrato e delicato, perfetto per le giornate di pioggia passate a guardare fuori dalla finestra, magari con una tazza di tè caldo in mano.
2) Elliott Smith – Elliott Smith
Catartico e da ascoltare con una scatola di fazzoletti accanto, più o meno come in una seduta di psicoterapia.
3) Paolo Nutini – Last Night in the Bittersweet
La voce di Nutini è quasi spezzata dal pianto, ma il calore di questo album ti avvolge come uno di quegli abbracci di cui hai bisogno quando sei al limite.

