25 anni di Superstylin’

Di tutti i brani prodotti dai Groove Armada, Superstylin’ resta uno dei più significativi, cinque minuti, in cui si condensa l’intera traiettoria del progetto: l’amicizia tra Tom Findlay e Andy Cato, le notti nei club londinesi, la cultura sound system e quell’ossessione per il basso che ha segnato un’epoca della club culture britannica. A venticinque anni dalla sua uscita, ripercorriamo la storia che li ha portati dalla residenza al fabric ai palchi dei grandi festival internazionali
4 Marzo 2026

I Groove Armada nascono a metà degli anni ’90 dall’incontro a Londra tra Tom Findlay e Andy Cato. Si conoscono tramite un amico in comune e, come raccontano in un’intervista a DJ Mag, instaurano subito un curioso accordo: lezioni di calcio in cambio di dischi. Tom è tecnicamente dotato, Andy decisamente meno. In cambio dei suoi insegnamenti, Findlay – collezionista vorace di dischi soul, funk e disco – introduce Cato al mondo dei sample e dei loop. È un baratto formativo che getta le basi del loro metodo: ascolto approfondito, cultura musicale stratificata e sperimentazione pratica.

Il progetto prende forma ufficialmente nel 1996, in un momento in cui la scena elettronica britannica sta ridefinendo i propri confini tra big beat, trip-hop, house e le prime contaminazioni garage. Il nome originario – Captain Sensual At the Helm of Groove Armada – viene accorciato per ragioni di stampa, di costo e di marketing.  

Per anni sono stati resident dj nella Room 3 del celebre Fabric, che alla fine degli anni ’90 e nei primi ‘2000 non era solo un club, ma un ecosistema. Nato nel 1999 all’interno di un ex magazzino industriale sotto Smithfield Market, il Fabric è rapidamente diventato uno dei punti di riferimento per la club culture londinese, con un sistema audio all’avanguardia – incluso il famoso bodysonic dancefloor, che permette di percepire fisicamente le basse frequenze – e una programmazione musicale che spaziava da house, techno e drum & bass a molte altre sfumature della musica elettronica.

Nelle caotiche e infuocate serate nella Room 3, inizia il sodalizio con MC M.A.D., nome d’arte di Mike Daniels. Per i Groove Armada la collaborazione con Daniels diventa il collante tra i loro esperimenti house/funk e la fisicità delle scene bass-oriented londinesi. Una notte stanno suonando una vecchia traccia DIY dei Digs & Woosh e M.A.D. inizia a improvvisare un flow a metà tra jungle e reggae. In questa improvvisazione, esce la frase destinata a cambiare la loro carriera: «Groove Armada are superstylin‘». Nonostante la concitazione delle quattro del mattino, se la segnano mentalmente.

La settimana successiva iniziano a lavorarci sopra. Il processo è lungo – circa un anno e mezzo – e tutt’altro che lineare. Si ritirano in un granaio nelle Cotswolds, uno spazio isolato trasformato in uno studio. Con loro un gatto sopravvissuto a troppe vite e un fotografo incaricato di documentare le sessioni, che finirà malconcio tentando di inseguire un’oca in giardino per dimostrare che non potesse volare. È un periodo sospeso: tentativi, versioni scartate, arrangiamenti che non convincono.

Poi, quasi per caso, un errore tecnico che altera la struttura della linea dei bassi produce quella pulsazione elastica e cavernosa che diventerà la firma del brano. È il momento in cui Superstylin’ trova finalmente una forma compiuta.

La prima volta che la testarono fu al Brighton Beach Festival di Fatboy Slim: per la portata oltre misura di quel festival (arrivarono oltre 60 mila persone, ma questa storia la teniamo per la prossima puntata) fu la consacrazione dei Groove Armada ai live di fronte al grande pubblico.

In poco tempo, le serate nei sotterranei inglesi cedettero il passo a trasferte in limousine sotto il sole di Los Angeles, immersi nei cliché delle grandi case discografiche: solo uomini, sigari, un grande giro di soldi e poco margine per pagare gli artisti. Un cambio di scenario quasi surreale, che includeva comparsate televisive come Top of the Pops e performance su palchi iconici come il Glastonbury Festival.

Il video di Superstylin aggiunge un ulteriore livello di narrazione alla traccia, spostando l’attenzione dal dancefloor alla cultura visiva che circondava l’elettronica dei primi ‘2000. Si apre con una scena in studio in cui Cato e Findlay parlano seduti davanti a un mixer, come in un’intervista per un futuro documentario. Subito dopo, la stessa scena viene ripresa da una sorta di smartphone anacronistico. Da qui, il video si trasforma in un racconto surreale: due figure trascinano una grossa cassa da soundsystem attraverso palazzoni e spazi urbani. La cassa diventa quasi un personaggio a sé, simbolo della fisicità del suono che la traccia celebra. 

Superstylin’ non è soltanto un classico dei dj set: uscito nel 2001 come singolo dall’album Goodbye Country (Hello Nightclub), raggiunge la top 20 britannica, piazzandosi al #12, e ottiene una nomination ai Grammy del 2003 come Best Dance Recording. In Italia il singolo entra nella classifica, toccando la #37.

A venticinque anni dalla sua uscita, il brano continua a girare forte: a testimonianza della sua popolarità duratura, un commento recente su YouTube recita semplicemente «We are Still Groovin’ in 2026!».